DOPO OLTRE 200 ANNI UN ABATE A CHIARAVALLE

La scelta dei monaci lo scorso 19 agosto è caduta su padre Stefano Zanolini, già priore dal 2011

16 settembre, ore 15,30 nello splendido scenario dell’abbazia di Chiaravalle, zona sud-est di Milano, un evento eccezionale: la “benedizione abbaziale” del 64enne, bresciano Stefano Zanolini da parte dell’abate generale dell’Ordine dei Cistercensi, padre Mauro Giuseppe Lepori. Due le novità: dal 1796 non veniva nominato un abate a Chiaravalle da parte della comunità che fu soppressa nel 1798 da Napoleone e il suo nuovo ruolo per effetto delle Costituzioni approvate a febbraio che lo rendono abate preside della Congregazione di San Bernardo in Italia, che con Milano abbraccia il priorato conventuale di Fiastra, nelle Marche, e l’abbazia di São José do Rio Pardo, in Brasile. Dai quattro monaci rientrati nel  1952 , oggi sono in quindici. Le loro giornate sono scandite dalla preghiera, dalla liturgia, dal lavoro in cucina, in lavanderia, nelle attività agricole ma anche nella foresteria, nel laboratorio (dove confezionano sale aromatico, marmellate e altro) e nella bottega, dove vendono, con i propri prodotti, quelli di altri monasteri e delle varie realtà che fanno parte della «Valle dei Monaci», la rete di comunità e associazioni nata lungo la Vettabbia. Padre Stefano secondo la regola benedettina “tiene il posto di Cristo”, è come un padre. Il suo compito è generare, custodire, far crescere la vita. È il responsabile della vita spirituale e materiale del monastero. Che non è un’azienda né una cooperativa. E l’abate, di ogni scelta presa dopo aver ascoltato la comunità, deve rendere conto a Dio. Una volta eletto, resta in carica fino ai 75 anni. Grande spiritualità ha avvolto tutta la cerimonia, tante le persone presenti sia provenienti dal borgo di Chiaravalle sia dalla vicina città. “La carità comunitaria che apre al diverso, allo straniero, a chi cerca Dio” il punto chiave dell’omelia del neo abate a cui sono seguiti i riti di “consegna della Regola”, della “consegna dell’anello”, della “consegna della mitria”, della “consegna del pastorale” e per finire con abbracci di pace e baci dell’abate Generale, degli abati, dei monaci della comunità. In seguito nel caratteristico chiostro accanto alla chiesa padre Stefano ha salutato, si è messo in posa per foto ricordo con quanti si sono complimentati con lui e si sono raccomandati nelle sue preghiere all’ombra della splendida torre campanaria, la “Ciribiciaccola”.

Giusi De Roma