Cotton Hawes, l’ultimo moschettiere dell’87° distretto

L’ultimo dei quattro moschettieri dell’87° distretto apparso in ordine di tempo è Cotton Hawes.

Fa il suo ingresso nel quinto romanzo della serie: “Killer’s Choice”, uscito nel 1957. Si tratta di un oriundo irlandese, come ben testimoniano i suoi rossi capelli, alto 1,85, del peso di 90 kg, occhi azzurri, labbra carnose e mento quadrato. La sua caratteristica più visibile è la ciocca bianca di capelli sulla tempia sinistra, ricresciuti di quel colore dopo essere stati rasati per poter cicatrizzare la ferita da coltello sferratagli da un delinquente quando Hawes operava ancor nel 30° distretto. Una volta ricresciuti gli sono rimasti per sempre bianchi. Il nome affibbiatogli dal padre, Jeremiah Hawes, ministro protestante, in onore di Cotton Mather, prete puritano che si era distinto per la famosa caccia alle streghe. Cotton, nato e cresciuto a Boston, si presenta sulla scena con fare un po’ arrogante, quasi si accingesse a prendere il posto dell’antipatico e violento Roger Havilland che proprio in quello stesso romanzo morirà a causa di un rapinatore che lo manderà a sbattere con violenza contro la vetrina di una pasticceria. Le schegge gli taglieranno la trachea e la vena giugulare. Un finale orrendo al termine di un’esistenza spesa male. Hawes però nel corso delle successive indagini diventerà più simpatico, salvando inoltre la vita a Carella già nel finale dello stesso “Killer’s Choice”.
Quando ancora i romanzi della serie erano scarsi - di numero, non certo di valore - perché il ciclo era stato avviato di recente e recente era ancora la fine della Seconda guerra mondiale, McBain nella biografia relativa ai suoi personaggi ci informava su ciò che essi durante il conflitto avevano fatto. Hawes avere prestato servizio in Marina come capo squadra siluri a bordo di un cacciatorpediniere, Meyer nel 1940 era stato richiamato nell’esercito, mentre Carella in fanteria era stato inviato in Italia - terra di origine dei suoi nonni - per liberarla dai tedeschi. Kling invece, essendo il più giovane dei quattro (ha solo 24 anni quando entra sulla scena dell’universo creato da Ed McBain) ha prestato servizio militare in Corea nei primi anni Cinquanta.
Kling e Hawes pur non avendo in comune la stessa guerra combattuta erano entrambi scapoli e di avevano avuto tutti e due diverse ragazze. È però la maniera di vivere questi rapporti a renderli diversi. Mentre Kling è sempre innamorato della ragazza del momento e non è mai lui a lasciarla per primo, Hawes prende la cosa con maggior leggerezza, disamorandosi con la stessa facilità con la quale si era innamorato e non lasciandosi coinvolgere emotivamente.
La prima ragazza di Hawes della quale veniamo a conoscenza è Christine Maxwell, incontrata nel corso delle indagini relative al preannunciato omicidio di una certa Lady nel romanzo “Lady Killer”. La scritta: “Ucciderò la Lady questa sera alle 8. Voi cosa potrete farci?” composta ritagliando le parole da diversi giornali è recapitata alla sede dell’87° distretto, e a prenderla in consegna è proprio Hawes. Questi la invia al laboratorio della Scientifica, che con una soluzione al dieci per cento di nitrato d’argento ricopre di un sottile strato uniforme la lettera che - una volta asciutta - verrà esposta ai raggi ultravioletti. In pochi secondi appariranno così varie impronte digitali, che serviranno a ben poco per scoprire l’identità del futuro assassino. 
Ciò che il tenente Grossmann del laboratorio ritiene importanti sono due cose: la colla adoperata per appiccicare i ritagli, e il tipo di carta, che viene fabbricata a Boston - città originaria di Cotton - e che ha il numero di catalogo 142-Y. Viene distribuita dal concessionario locale, il quale ha sede a Majesta, in diverse cartolerie, e l’unica presente nel quartiere dove l’87° si trova è proprio la cartoleria-libreria diretta da Christine Maxwell. Bella la descrizione che McBain fa riguardo le sensazioni provate da Hawes mentre fa il suo ingresso nel negozio.
“Gli parve di essere già stato lì, di aver già visto quegli scaffali e quelle mensole, di aver già annusato il classico odore polveroso della carta stampata, l’odore sottile del sapere immagazzinato”.
Poi appare Christine: “Fragile, delicata, tenera, quasi sfumata in un alone di luce che spiccava contro lo sfondo scuro. Aveva i capelli biondi di un tono perlaceo, che le incorniciavano delicatamente l’ovale del viso. Gli occhi erano azzurri e grandi. Azzurri come un cielo di primavera. Azzurri come un lillà. La sua bocca tumida sorrideva. Una bocca baciata dall’estate. E siccome lei era un essere umano e non un ricordo, non un sogno, non una creatura di leggenda, Hawes s’innamorò di lei istantaneamente”.
Poco più in là Cotton riflette “…sulla sua particolarità di innamorarsi tanto facilmente, e scherzando sulla teoria che il vero amore è sempre amore a prima vista, nel qual caso lui avrebbe incontrato il vero amore un numero infinito di volte”.
Christine ha 33 anni, e si era sposata a 17, con un pilota della Marina morto nella battaglia del Mar dei Coralli. Cotton le dà appuntamento per quella sera stessa, alle nove. Eccoci qua.
Con quella ragazza Hawes si vedrà, pur con qualche parentesi extra-amorosa, fino agli anni ’70, per poi sostituirla con altre ragazze. Hawes cambia donna con una certa facilità perché a lui del rapporto amoroso interessa più che altro la superficie, il rivestimento che ricopre la torta rendendola più dolce esteriormente. Inoltre Cotton viene coinvolto più dal sesso che non dall’amore vero e proprio. I suoi cambiamenti sono dettati non tanto dalla passione amorosa bensì da quella sessuale e sensuale, cose queste che non sono collegate per forza con l’Amore che coinvolge anche l’anima oltre che il corpo. Cotton Hawes agendo in questa maniera sembra voler vendicarsi del puritanesimo del padre, con il quale condivide soltanto il senso morale relativo all’onestà e al rigore con cui affronta il proprio lavoro di poliziotto. Se Cotton non è umanamente affascinante come Carella, o bello come Kling, o simpatico come Meyer è, però, più aitante di loro, e stimola più di loro nelle donne il desiderio sessuale e quello di protezione che ogni donna richiede all’uomo. Cotton noi lo vediamo muoversi sicuro di sé attraverso strade insicure, uomo tutto d’un pezzo per ciò che riguarda la mascolina virilità con la quale affronta ogni ostacolo che la vita non manca mai di farci mancare. Il suo non lasciarsi troppo coinvolgere dalle situazioni è una forma di autodifesa che serve a preservargli l’anima dalla violenza fisica e dal sudiciume morale che quotidianamente ogni persona residente in una grande metropoli è costretta a vivere sulla propria pelle. Provvisto di sicurezza di sé e di autostima, di auto-ironia e di sufficiente simpatia Cotton Hawes è di sicuro un uomo affascinante nonché un ottimo poliziotto, che nel gruppo di detectives dell’87° distretto occupa un posto importante che McBain ha descritto con magistrale bravura facendo risaltare le sue notevoli capacità investigative e umane.

Antonio Mecca