I personaggi dell’87° distretto

Il fiuto di segugio di Bert Kling

Bert Kling è il secondo importante personaggio del gruppo investigativo dell’87° distretto. 
Appare già a partire dal primo romanzo della serie: “Cop Hater”, 1956, in qualità di agente di pattuglia. Ha 24 anni, è un veterano della guerra di Corea, proviene dal quartiere di Riverhead, uno fra i più poveri della Città, dentro al quale neri e bianchi di varia origine convivono più o meno pacificamente. Bert è biondo, bello e gentile, e colpisce da subito per quell’alone di freschezza, di disarmante ingenuità che si porta addosso. Incontra Steve Carella - già agente investigativo e poliziotto da ben 12 anni - nel corso di un’indagine correlata con l’assassinio di alcuni poliziotti colleghi di Carella, e finisce per beccarsi una pallottola sparatagli dall’esponente di una banda di giovani teppisti che lo ha scambiato - perché simile nell’aspetto - al giornalista Cliff Savage, il quale sta indagando sugli affari sporchi della banda. All’inizio del secondo romanzo della serie:
“The Mugger”, lo troviamo a casa convalescente ricevere la visita di un suo conoscente che gli chiede di indagare privatamente sui misteriosi comportamenti della giovanissima cognata, cosa che sebbene riluttante Kling accetta di fare. La ragazza a un certo punto della storia viene assassinata ma il giovane poliziotto riesce a scoprire l’assassino e - per premio - viene promosso agente investigativo di terzo grado. Kling nel corso degli anni diventerà sempre più abile come detective ma non perderà mai del tutto quella giovanile freschezza che lo accomuna all’immagine del sano ragazzo americano di provincia che pare sempre da poco approdato in città direttamente dalla campagna. È probabilmente lui l’americano “autentico” del gruppo di detectives dell’87°, un americano fondamentalmente “innocente” perché fondamentalmente privo di storia: quella proveniente da Paesi del Vecchio Mondo appesantiti dal proprio ingombrante passato. È come se facesse parte di una nuova razza: la razza dell’uomo nuovo perché di un Paese nuovo, che ha quasi azzerato i propri feroci istinti nascendo in quello che per i primi uomini giunti in quella meravigliosa terra corrispondeva a un vero e proprio paradiso terrestre. A noi lettori sembra di vederlo sempre un po’ impacciato, soprattutto di fronte alle donne, le quali spesso provano per lui una sorta di desiderio sessuale misto al desiderio materno di coccolarlo e di proteggerlo. Nonostante queste sue buone caratteristiche Bert non riesce a trovare l’anima gemella, oppure se la trova questa finirà per lasciarlo o per cause non dipendenti da lei - come Claire Townsend, la sua prima ragazza ufficiale che viene uccisa all’interno della libreria nella quale si trova per caso - o abbandonato per un altro, o addirittura tradito (questo avviene durante il suo primo e unico matrimonio: quello con la modella Augusta Blair).
Sembra quasi che il suo grande desiderio di amore - la felicità che prova nello stare insieme alla propria ragazza del momento - finisca al tempo stesso per bloccarlo, precludendogli un’esistenza a due che potrebbe in seguito diventare a tre o più persone a seconda di quanto la famiglia si sarà allargata. Forse però a Kling interessa del rapporto con una donna esclusivamente la prima fase, quella del corteggiamento appassionato, delle scaramucce sentimentali, dello scambio di frasi tenere o scherzose ma sempre amorose, la magia che scaturisce dall’incontro-scontro fra due giovani di sesso diverso ma di uguali vedute che ancora hanno la necessaria speranza utile per poter vivere al meglio la loro relazione. Kling nella maggior parte dei romanzi e racconti con l’87° non vive mai sotto lo stesso tetto con la propria ragazza per più giorni. Si limita a quelli in cui è di riposo o - al massimo - ai giorni di una breve vacanza. Dà quasi l’impressione di un Marlowe più giovane e meno ironico ma altrettanto sentimentale e non meno desideroso che non gli si invada il proprio spazio personale. Forse anche lui, come il commissario San-Antonio - personaggio dello scrittore francese Frédéric Dard - pensa che sposarsi sia come commettere un formidabile tradimento. Tradire la propria giovinezza, tradire quel qualcosa di miracoloso che sussiste in noi, “valga quello che vale, e che è un residuo d’innocenza”.
L’unica eccezione è Augusta Blair, che Kling conosce nel corso di un’indagine (come del resto le precedenti e le successive sue ragazze) e che finisce per sposare. Augusta però dopo qualche tempo finirà per tradirlo con un collega fotografo, li scoprirà in flagrante atto di adulterio che spingerà Kling molto vicino a trasformarsi in un assassino, riuscendo a trattenersi a stento dallo sparare loro addosso. Dopo la inevitabile separazione Bert non si sposerà mai più. Avrà altre due relazioni importanti: quella con la collega Eileen Burke e quella con Sharyn Cooke, vice capo chirurgo della polizia, unica fra le sue donne ad essere nera. Ma anche con questa vi sarà un’incomprensione di fondo che porterà i due a lasciarsi. 
A parte il lato amoroso dove colleziona molti insuccessi, Bert Kling è un poliziotto con al suo attivo molti successi. Scrupoloso, coraggioso, provvisto dell’indispensabile fiuto di segugio; sa inoltre scherzare e accettare lo scherzo, ma se già Carella non è un uomo davvero sarcastico, ancora meno lo è Bert. Lui infatti rimane sempre un po’ sulle sue, per quella sorta di timida ritrosia dovuta a un notevole pudore come di ex ragazzo di campagna al quale è stata impartita una rigida educazione che non lascia spazio all’elasticità dello scherzo. Solo per un breve periodo Kling perde la propria buona educazione giungendo a comportarsi in modo sgradevole con i propri colleghi e con le persone da interrogare. Questo avverrà dopo l’omicidio della prima fidanzata. 
Finirà poi per rinsavire grazie a Carella, al quale salverà la vita e insieme alla sua anche la propria dal farla sprofondare ancora di più nell’oscuro pozzo della depressione. 
Bert Kling è un punto fermo nella narrativa di Ed McBain. È come la gamba fissa di un compasso ben piantata su di un foglio, attorno alla quale ruota l’altra gamba munita di matita dello scrittore a circoscrivere la figura del suo personaggio per riempirne lo spazio vitale di avventure criminal-amorose. Kling resta, all’interno di questo cerchio magico, sempre uguale a se stesso nonostante trascorrano gli anni. In lui c’è tutta l’ingenuità, tutta la bellezza, tutta la semplice innocenza di un’America esistita solo in parte la quale però ha lasciato un solco ben più profondo dell’altra nel quale seminare i vari buoni propositi che tante anime pure e generose hanno piantato, riuscendo nell’intento di far nascere solide piante che ancora oggi danno i loro benefici frutti nutrendo nel cuore e nello spirito tante persone. È a quest’America e a quei personaggi come Kling che noi siamo più affezionati. Perché il Mito è molto più solido e forte e vitale che non la nuda e cruda e squallida cronaca quotidiana.

Antonio Mecca