I personaggi dell’87° distretto

Steve Carella, l'eroe del gruppo degli agenti investigativi

Dell’87° distretto, è Steve Carella che viene da subito percepito dal lettore come l’eroe del gruppo di agenti investigativi operante nella Città senza nome. Fin dal suo immediato apparire in ogni nuovo romanzo della serie l’Autore ci fa capire che Carella è una persona affidabile, della quale vorremmo essere amici. E questo non per timore nei suoi confronti, tanto per tenercelo buono; bensì perché comprendiamo fin dalle sue prime battute, fin dai primi pensieri da lui formulati le qualità dell’uomo descritto. Carella è piacevole sia nelle sembianze: “Alto e snello, con spalle larghe e fianchi stretti, dava un’impressione di forza fisica, ma non di forza bruta”.
È un uomo dai modi pacati non privo di un suo senso dell’umorismo, del quale però non abusa per non ledere la dignità dei suoi interlocutori. Pur facendo il poliziotto da molto tempo (nel primo romanzo - uscito nel 1956- veniamo informati che svolge la professione da dodici anni) ancora non si è abituato alla violenza e alla morte che considera come ingiuste intrusioni nella normalità dell’esistenza e che proprio non gli riesce di vederle come semplici dati di fatto.
Sempre in questo suo primo romanzo: “Cop Hater”, McBain ne descrive infatti la profonda sensibilità, dicendo di lui che aveva con il tempo “imparato a combattere la nausea e a superare la scossa data dalla vista di un cadavere, ma non si sarebbe mai abituato a tutte le altre cose che completavano il quadro della morte: alla violazione di ogni intimità nel morto, all’idea che di una vita palpitante restasse soltanto un ammasso inerte di carne e sangue che, fino a poco prima, aveva formato un essere umano”. Questa pietà verso le vittime di un assassinio, o di un incidente, o più semplicemente dell’esistenza stessa che così come ci dona la vita poi ce la scippa, sarà sempre una dolorosa costante di Carella e del suo autore. Detto questo, Steve non è il simpaticone del gruppo, ruolo questo che spetta di diritto a Meyer, o il romantico sognatore che Kling è, o anche il più pragmatico e cinico Cotton Hawes. Essendo un eroe pur trattandosi di un uomo normale, Steve Carella non possiede la trascinante simpatia di altri personaggi. Questo perché un eroe risulta inevitabilmente più grigio poiché meno colorito di altri; se si vuole, anche un po’ freddo. Infatti uomini come Carella sono sì invidiabili, ma nella realtà non trovano molti seguaci. Forse perché siamo quasi tutti per natura più portati ad ammirare i simpaticoni anche se un po’ fanfaroni, o i gran parlatori anche se un po’ troppo logorroici, o persino i violenti a patto che agiscano in nome e per conto della Legge. La verità è che la perfezione ci spaventa, pur ammirandola; forse perché ce ne sentiamo lontani perché indegni. Eppure, quanto la coesistenza umana sarebbe migliore se più persone possedessero la carica umana di uno Steve Carella!
Si ritiene che McBain si sia riflesso in lui perché di comune ascendenza italiana e, anche e soprattutto, perché ha riversato nel suo personaggio molte delle esperienze da egli stesso vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. Persino l’aspetto fisico è simile, poiché anche il suo creatore era alto, snello e di bell’aspetto. Steve possiede una vita privata irreprensibile. Sposato da sempre e per sempre con la bella Teddy, padre di due bei gemelli - un maschio e una femmina - Carella si sente realizzato come uomo. Il suo lavoro forse non lo entusiasma, ma di certo neppure lo lascia insensibile. Durante le sue indagini ha inevitabilmente a che fare con molte donne anche belle e desiderabili e di queste alcune gli fanno chiaramente capire di essere per lui disponibili. Steve però, pur qualche volta a malincuore, riesce sempre a respingere le loro avances. Questo perché ama troppo la moglie per mancarle di rispetto, per tradire la fiducia che nutre in lui, e rischiare così di offuscare la luce che un’unione ben riuscita emana, per sporcare un qualcosa che il matrimonio con la sua promessa di fedeltà ha reso sacro. Perché sa benissimo che dopo non sarebbe più come prima, quel prima che un tempo era come un grande fuoco il cui calore ancora persiste a riscaldare e a rinsaldare la coppia. Steve comprende che non ha bisogno di avventure extra-coniugali, perché l’autentica avventura è quella coniugale che si vive con la propria donna e con le sue mille sfaccettature, se si è avuta la fortuna di incontrare la persona giusta. Questo suo atteggiamento non cambia con il passare degli anni, così come fisicamente non cambia lui - se non di poco. Le difficoltà che l’esistenza ci fa piovere addosso non lo infradiciano mai, non lo bagnano se non in minima parte perché la sua anima viene tenuta al riparo dall’ombrello del suo profondo senso morale che non è quello di un bigotto: freddo e privo di umanità, bensì quello di un uomo che ancora ubbidisce - perché autenticamente convinto - ai dettami ai quali ha aderito fin dai tempi della sua giovinezza. Steve Carella è l’immagine sempre uguale di un magico specchio riflettente l’anima del suo autore che il Tempo ha cambiato fisicamente ma non moralmente, e che nel suo eroe si vede come era e come sarà fino all’interruzione della sua esperienza terrena.

Antonio Mecca