La Giungla della Lavagna da Evan Hunter

Il primo romanzo di successo pubblicato da Evan Hunter è stato “La giungla della lavagna”, uscito nell’ottobre del 1954.

È anche il primo romanzo mainstream scritto dal giovane scrittore quando aveva appena compiuto 28 anni, il cui esordio sulla scena letteraria era avvenuto due anni prima come autore di narrativa di genere - western, poliziesco, fantascienza - e che aveva al suo attivo già alcuni romanzi e vari racconti. Ed è proprio da un suo racconto: “Break the wall”, uscito l’anno precedente, che Hunter decise di ricavare un romanzo. Racconto prima e romanzo poi hanno in comune il protagonista: un giovane insegnante di letteratura inglese che svolge la sua professione in un istituto professionale di New York frequentato da ragazzi difficili, provenienti dai quartieri poveri e degradati della città, che spesso ostacolano con atti vandalici le lezioni degli insegnanti. Nel racconto (che poi nel romanzo diventerà il penultimo capitolo) si descrive la violenta reazione del professore nei confronti di due suoi allievi che lo avevano esasperato e minacciato, quindi aggredito con un coltello. L’insegnante, rimasto ferito a un braccio durante la colluttazione, riusce però ad avere la meglio sui due teppisti, aiutato moralmente in questo da una parte degli alunni e fattivamente dal loro leader: il nero Gregory Miller. Si tratta di una storia a fosche tinte, che vuole denunciare la brutta situazione presente in diverse scuole americane di quel tempo. Nella vicenda narrata lo scrittore fa confluire una parte della propria personale esperienza vissuta ai tempi della breve avventura di insegnante di Lettere. Il racconto si trasforma in una storia lunga novanta pagine accompagnata da una sintetica esposizione delle disavventure che vedono protagonista il professor Richard Dadier, alter ego in parte dello stesso Hunter. Si sarebbe dovuta intitolare “The tiger pit”, frase ricavata da un verso di T.S.Eliot che così recita: “La tigre nella fossa della tigre non è più irritabile di me”. Dove per “fossa” si intende la scuola professionale nella quale Dadier tenta a fatica di insegnare qualcosa a una ciurma di giovani demotivati e incupiti dalla dura realtà quotidiana di quella Società tutt’altro che idilliaca. 
Hunter invia il tutto al suo agente letterario che provvede a fargli ottenere da un Editore un contratto per la pubblicazione del romanzo che -quando ancora è in bozze - sarà venduto per ciò che riguarda il trattamento cinematografico alla M.G.M. Ne verrà ricavato un film l’anno - successivo, per la regia di Richard Brooks. Quindi, la vicenda de “La giungla della lavagna” si snoda nel breve arco di tempo di tre soli anni, un arco piccolo ma forte abbastanza da scagliare quella solida freccia che centrerà il bersaglio rappresentato da pubblico e critica: letteraria e cinematografica.
Il film viene lanciato anche grazie alla splendida colonna sonora presente nei titoli di testa: la famosissima canzone “Rock around the clock”, eseguita da Bill Haley con grande grinta giovanile, forse la prima canzone autenticamente giovane destinata a un pubblico altrettanto giovane, che voleva vivere la propria età senza troppi freni inibitori. 
Sebbene la sceneggiatura non sia di Evan Hunter ma dello stesso regista, e la vicenda narrata non sia tale e quale quella descritta nel romanzo, il film resta comunque pur sempre aderente allo spirito della storia, e all’epoca riscuote un grande successo accompagnato però anche da aspre critiche, tra le quali quelle dell’allora ambasciatrice in Italia Clare Boothe Luce. Nonostante ciò, o forse anche per questo, il film divenne un grande successo di pubblico allora e un classico del Cinema in seguito, dando anche un seguito: di carriera, all’allora ancora poco conosciuto Evan Hunter che nel Cinema proseguirà poi la sua collaborazione con film da lui sceneggiati e ricavati dalle proprie opere o da quelle di altri autori, come nel caso del celebre e celebrato “The Birds”, diretto dal grande - e grosso - Alfred Hitchcock.
Ma quest’ultima è tutta un’altra storia, da raccontare tutta a parte.
Antonio Mecca