Le nuove categorie di migranti

Sull’ormai decennale questione dell’immigrazione ho scoperto nuove categorie che non conoscevo. Lo spunto me l’ha dato un articolo de “Il Corriere della sera” di qualche giorno fa che scriveva di un altro blitz a Milano delle forze dell’ordine tra Stazione Centrale e Porta Venezia dove stazionano circa duecento migranti senza tetto che si aggiungono a un migliaio di clochard presenti nella città. L’assessore al Welfare del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, denunciava l’assenza del Ministero degli Interni nel dettare disposizioni circa queste persone posteggiate che potrebbero essere accolti nelle strutture di accoglienza del Comune.

Ed ecco le nuove categorie riguardanti i migranti: ci sono i transitanti, i diniegati, i dublinanti. I transitanti sono gli immigrati di passaggio dall’Italia che non hanno fatto richiesta di asilo perché non vogliono essere costretti a vivere nel nostro Paese. I diniegati sono gli immigrati in Italia a cui è stata rifiutata la richiesta di asilo e che vengono mandati via dai centri di accoglienza senza altra possibilità. I dublinandi - questa categoria davvero fantastica - sono ex transitanti che sono stati rimandati in Italia dai Paesi dell’Unione a causa del regolamento o trattato di Dublino III. Il trattato stabilisce che della protezione dei profughi la responsabilità è del primo Paese di sbarco.

Queste nuove categorie mi permettono di fare alcune considerazioni: perché non è stato rivisto il trattato di Dublino a giugno scorso nel Vertice UE sul tema migranti? Perché i Paesi del gruppo di Visegrad e dell’Europa dell’est hanno avuto la meglio rispetto ai Paesi mediterranei? Dal 1990, data del primo trattato di Dublino, è cambiata la situazione politica dei Paesi membri: sono venuti alla ribalta spinte nazionaliste e anti immigratorie: è diminuito quindi il principio di solidarietà tra i Paesi dell’Unione che non permette una revisione pacata ed equilibrata dello stesso trattato. Non per questo le contraddizioni e i problemi causati dalla mancata riforma sono svaniti. Fanno difetto un po’ ovunque nei Paesi dell’Unione europea la volontà e la capacità di accoglienza, i tempi lunghi di registrazione dei richiedenti asilo, la politica di reinserimento degli aventi diritto alla protezione internazionale e i respingimenti per i non idonei. Il parcheggiare di tanti migranti nei nostri Comuni e soprattutto nei quartieri più popolari creano molti disagi ai cittadini. Andando in dettaglio, non so spiegarmi come mai sfuggono al controllo i cosiddetti diniegati in patria e non vengano respinti nei loro Paesi di provenienza, come prevede la clausola di Dublino e nonostante le sovvenzioni dell’Unione europea. Perché i dublinandi, registrati in Italia nel primo approdo e riconosciuti da tutti gli Stati comunitari da una banca dati, se arrivano in altro Stato europeo si rispediscono nel nostro Paese invece di respingerli senza intermediazione nei Paesi di origine degli immigrati? Lo prevede il regolamento di Dublino! Ma questo stesso regolamento non imponeva anche delle penalità, mai attuate, a quei Paesi comunitari che hanno rifiutato le ripartizioni dei profughi riconosciuti? Invece proprio questa clausola è stata abolita nell’ultima riunione di giugno a Bruxelles sul problema migrazione, soprattutto per pressione dei Paesi del gruppo Visegrad. Inoltre come mai i transitanti sono sfuggiti al primo controllo nei centri di accoglienza o ai probabili blitz della polizia, e se non avendo fatto richiesta di asilo non vengono respinti nei Paesi di origine? Forse alcuni migranti cercano di arrivare in altri Paesi dove si trovano i loro familiari per costruirsi un futuro. Ecco una ragione in più per prevedere una riforma del trattato di Dublino che permetta una possibilità non solo ai rifugiati politici ma anche a gruppi di immigrati per ragioni economiche. Per finire, un appunto all’assessore Majorino: se salta l’accordo col Viminale per la situazione dei duecento immigrati senza tetto, defilarsi non risolve il problema.

Luciano Marraffa