1915-1918: fronte degli artisti, artisti al fronte

Conferenza alla 1^ Regione Aerea di Milano per commemorare il primo conflitto mondiale

"Come avrebbe potuto l’artista, il soldato nell’artista, non lodare Dio per la caduta di un mondo di pace di cui era così sazio, così nauseato! Guerra! Quale senso di purificazione, di liberazione, d’immane speranza ci pervase allora!”. Così si esprimeva Thomas Mann, scrittore tedesco e premio Nobel, agli albori della Prima Guerra Mondiale. In questa posizione non era solo poiché la Prima Guerra Mondiale, per quanto incredibile possa oggi apparire, fu ampiamente sostenuta dall’elite culturale e intellettuale di tutta Europa.
A cominciare dai futuristi italiani, come magnificamente descritto da Carlo Fabrizio Carli, intervistato da Maurizio Cabona durante la conferenza nell’ambito delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra, tenutasi nella Sala della Vittoria Atlantica del Comando 1a Regione Aerea di Milano, organizzata  con la collaborazione dell’Unuci Unione nazionale ufficiali in congedo di Milano rappresentata dal presidente gen. Mario Sciuto.
Tra le personalità invitate, la Soprintendente alle Belle Arti della Regione Lombardia Antonella Ranaldi, il Sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia Gustavo Adolfo Cioppa, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto 
Europa Asia Achille Colombo Clerici, il gen. Giovanni Fantasia.
A fare gli onori di casa il gen. A.A. Silvano Frigerio Intellettuali e artisti ebbero un ruolo importante nel motivare l’opinione pubblica – di qua e di là del fronte – al grande scontro. Da parte italiana, “la grande proletaria”, qualche nome: Marinetti, innanzitutto, e la sua corrente dei futuristi, quindi Balla, Umberto Boccioni, Severgnini, Banfi, Brass, Carlo Erba, Piano, Fucci per citare. Un nucleo che costituì la Legione  volontari lombardi motociclisti, simbolo di agilità, velocità, futuro appunto. E che pagò un alto prezzo di sangue. La loro influenza fu rilevante anche sul fronte interno. Una serie eccezionale di immagini hanno mostrato manifesti e volantini che incitavano alla mobilitazione i civili, a sostenere con i prestiti lo sforzo bellico; alla pari di disegni, bozzetti, incisioni, litografie, foto che magnificavano da un lato  le macchine da guerra e dall’altro lato la durezza degli scontri, la sofferenza della vita quotidiana di trincea. Documentazioni di grande interesse sono venute anche dai giornali pubblicati al fronte quali La Tradotta.
Né l’intervento degli artisti si è fermato con la fine del conflitto. 
Monumenti ai caduti sono stati eretti in ogni parte d’Italia, e anche grandiosi edifici sono sorti in memoria. Per culminare, nel 1935,  con il concorso indetto dalla Regina Elena in occasione del ventennale dell’inizio della guerra.
Fu anche l’ultimo anno di pace. La guerra d’Etiopia prima e la guerra civile di Spagna poi furono gli anelli che prepararono l’Italia alla seconda Guerra mondiale che alcuni definiscono, non a torto, la guerra civile europea.
Achille Colombo Clerici
Assoedilizia