I gialli di Donald E. Westlake

Anche il poliziesco, se contiene elementi atti a farci pensare è, per chi ne usufruisce, una sorta di dono

Fra gli autori americani di polizieschi che nel corso della loro carriera hanno adottato vari pseudonimi per creare - meglio: procreare - personaggi più veri in quanto a caratterizzazione di coloro che li hanno messi al mondo, Donald E. Westlake è senz'altro ai primissimi posti, condividendo l'onere e l'onore con Evan Hunter-Ed McBain e altri suoi cinque pseudonimi nonché con Erle Stanley Gardner - A.A. Fair che di pseudonimi ne ebbe il doppio, pur non doppiandolo in quanto a bellezza di stile. Donald Edwin Edmund Westlake nacque a Brooklyn il 12 luglio 1933 e morì a San Techo, Messico, il 31 dicembre 2008. Figlio di un pastore protestante, trascorse l'infanzia ad Albany, capitale dello Stato di New York, per frequentare quindi l'università senza però laurearsi. Si mise così a lavorare svolgendo, come vuole la sana prassi americana, diversi mestieri quali: trovarobe, impiegato in una compagnia di assicurazioni, impiegato all'ufficio di collocamento di New York. Visse anche in Europa per qualche tempo, dove fu impiegato: proprio come il collega Hunter - McBain, in un'agenzia letteraria per quindi dedicarsi al teatro. A furia di leggere dattiloscritti di altri, provò a scrivere qualcosa di suo. Così, nel 1959, anno di morte del grande Raymond Chandler, nacque un altrettanto grande scrittore. L'anno successivo Westlake esordisce nel romanzo e: due anni dopo, nasce il suo doppio Richard Stark con la figura da lui creata del gangster Parker. Il romanzo si intitola: "The Hunter" - Il Cacciatore - e narra di un rapinatore tradito da un componente della sua banda che ha cercato di farlo fuori dopo averlo derubato della sua parte di bottino nonché della sua donna. Da questo romanzo fu ricavato nel 1967 un film con Lee Marvin protagonista, seppure con il cognome mutato, così come avverrà nella seconda versione del film realizzata decenni dopo con Mel Gibson protagonista. Vezzo questo non nuovo nel cinema americano, inaugurato forse da Paul Newman che impersonando l'investigatore privato Lew Archer pretese - e ottenne - che il cognome fosse mutato in Harper, dato che i titoli dei film inizianti con la lettera H gli avevano portato fortuna. Westlake non pensava di continuare la serie con Parker, e fu per questo che diede al suo personaggio soltanto il cognome. Ma il romanzo piacque, e lui si fece prendere la mano così da portare avanti il personaggio - e lo pseudonimo di Stark, un nome che sembra lo schiocco di una frustata - per ben 12 anni, fino cioè al 1974, per poi non scriverne più per ben 23 anni, quando riprese la serie nel 1997, e fino al 2008, anno della morte dello scrittore per infarto. Westlake si differenzia dalla gran parte dei suoi colleghi per avere inserito nelle trame e nella prosa dei suoi romanzi una vena di umorismo, dove la violenza è messa in secondo piano (questo non nei primi romanzi che vanno dal 1960 al 1965, ma a partire dalla seconda metà degli anni '60). Invece come Richard Stark scrive di storie e di personaggi ispirandosi alla tradizione della rivista Black Mask, utilizzando un linguaggio secco come il suo cognome richiama, e uno stile fluido, privo quasi del tutto di risvolti psicologici come abiti confezionati privi di risvolti di stoffa. Stephen King ha detto: "Se volete conoscere il noir cominciate da Stark". Il numero di romanzi con protagonista Parker dovrebbe essere 24, sebbene a questi se ne aggiungano altri cinque con protagonista il suo collega Grofield. La produzione massima è però quella firmata Westlake, e comprende una sessantina di romanzi ai quali se ne aggiunge un'altra decina siglata con altri nomi In tutto, un centinaio di romanzi, che fanno una media: dal 1960 al 2008 di due romanzi l'anno. Nel corso della sua prestigiosa carriera di romanziere durata mezzo secolo Westlake ha vinto tre volte il prestigioso premio Edgar Award: nel 1969 per il romanzo "Un bidone di guai", nel 1990 per il racconto "Too many crooks" e nel 1991 per la migliore sceneggiatura del film "Rischiose abitudini", tratta dal romanzo di Jim Thompson. Nel 1993 poi ricevette il Premio Grand Master e nel 2004 il Premio alla carriera. Sebbene in un dibattito televisivo dove si parlava anche di Chandler o forse soprattutto di lui, Richard Stark affermasse: "Le frasi di Chandler erano troppo ampollose. Era interessato alla letteratura. E' la cosa peggiore che possa capitare a uno scrittore", e sebbene riesca difficile essere davvero d'accordo con lui, perché la prosa di Raymond Chandler continua e continuerà a scintillare pur a distanza di tanti anni dalla sua morte, e non certo come una stella oramai morta che emana ancora luce quando ci appare nel cielo, Stark - Westlake aveva anche ragione. Il poliziesco tradizionale considerava e ancora spesso considera alla stregua di un corpo estraneo romanzi polizieschi che (anche perché l'Autore non è molto portato per la costruzione delle trame come invece lo erano Gardner, McBain e Westlake, appunto), sono intrisi di denuncia sociale e considerazioni psicologiche. Ora, non è che solo perché una canzone è di protesta così come un film o un libro allora debba automaticamente considerarsi un capolavoro; ma è indubbio che un buon libro, così come un buon film o una buona canzone, se contenenti elementi atti a farci meglio pensare è per chi ne usufruisce una sorta di dono. 

Antonio Mecca