“Ambrogini” Un premio e poi?

Magari non interesserà molto, ma all’orizzonte si profila il 7 dicembre, con la Prima del Teatro alla Scala, ma anche con il conferimento del cosiddetto “Ambrogino d’Oro” (medaglie d’oro e d’argento ed attestati), che ogni anno il Comune di Milano conferisce a persone ed associazioni per il significativo contributo dato a Milano (anche quest’anno dovrebbero essere 52 i “benemeriti”).
Così, un po’ con le motivazioni più diverse, la stampa inizia a riportare le varie “nomination”.

Ma chi sono gli “Ambrogini”? Qualche numero: assommano a circa 5.000 le persone, gli enti e le associazioni che, dagli Anni ’20 ad oggi, sono andati ad arricchire il “pantheon” meneghino. Qualcuno ha anche fatto il “gran rifiuto”, ma per contarli bastano poco più delle classiche dita di una mano: l’anno horribilis fu il 2005 con ben 4 dinieghi. Poi, ci sono anche quelli a cui lo si vorrebbe togliere … per le loro “malefatte”. Tra gli “Ambrogini” ci sono volti noti, come personaggi dello spettacolo, stilisti o direttori di quotidiani e persino banche. Ma, la grande maggioranza degli “Ambrogini” sono sconosciuti ai più.
E dopo il conferimento del premio ritornano nell’oscurità, finiscono nel dimenticatoio.
Certo, non è che la benemerenza debba portare alla celebrità, non siamo al “Grande fratello”. Però, sarebbe opportuno che Milano utilizzasse tutte queste risorse, molte delle quali operano con generosità ed abnegazione nell’oscuro dei nostri quartieri.
Il Comune potrebbe chiamarli periodicamente a raccolta per offrire esperienze, idee e proposte per la nostra città: una sorta di “consulenti cittadini”. Perché Milano è quella delle eccellenze, ma anche quella della “normalità”, una normalità per certi aspetti “eroica”, che tiene, che resiste nonostante tutto, della quale gli “Ambrogini” sono un po’ un esempio.
Angelo Mantovani
Il Clavicembalo Verde-CPM
“Ambrogino 2009”