“Bluff” Periferie? - E i giornalisti?

Nel 2010 ci avevano provato con il “Manifesto per Milano”, lanciato da Giangiacomo Schiavi, vice direttore del Corriere della Sera; in proposito, Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, aveva commentato: «Il Manifesto terrà conto delle periferie degradate, delle persone a rischio di esclusione sociale o il punto di riferimento sarà il Quadrilatero della moda?».
Adesso, un po’ a riprovarci, è Giancarlo Mazzuca, direttore de Il Giorno, che per la Milano del dopo-Expo ha lanciato l’idea di un “pensatoio”, invitando «tutte le autorità cittadine, in primis il sindaco Pisapia, ad avviare un serio dibattito sulla Milano del dopo-Expo».

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Un po’ in mezzo, diciamo così, c’è il tentativo avviato nel 2012 dal Comitato Brand Milano, attivato dal Comune di Milano e presieduto da Stefano Rolando, che nello scorso febbraio ha promosso una “due giorni” per comprendere l'evoluzione della storia identitaria di Milano e il rapporto della città tra la sua tradizione e la sua innovazione (“Milano che cos’è e dove sta andando?”), che ha visto la partecipazione di una sessantina di persone di spicco dei vari “mondi” milanesi (Istituzioni, Aziende, Università, Teatro, Volontariato, Giornalismo…). Tutto bene, allora? Da una parte, gli organizzatori hanno lamentato l’atteggiamento della stampa, che ha riportato poco o nulla del dibattito. Dall’altra, a noi è sembrato che tutti abbiano messo in mostra le proprie capacità, mentre è mancata quella coralità d’intenti che sempre si auspica, quel “fare sistema” che non riesce a radicarsi. 
CLASSE DIRIGENTE – Perché «Milano, per la classe dirigente meneghina, continua a finire alla Cerchia dei Navigli», come sottolineato da Salvatore Carrubba, già direttore de “Il Sole-24 ore” e autore del libro “Il cuore in mano. Viaggio in una Milano che cambia (ma non lo sa)”. Insomma, quello che di Milano ha sintetizzato anche l’indagine Ipsos presentata proprio durante la “due giorni”: «Milano è  un operoso alveare, con tante celle che non comunicano tra di loro. Una Milano che non fa sistema, … che per farlo deve guardare oltre la cerchia delle mura spagnole. Ma, se Milano è la Cerchia dei Navigli, va da sé che già le periferie sono luoghi sconosciuti, luoghi marginali e tenuti ai margini». 
MOBILITAZIONE – Ma, al di là dello sforzo delle varie “elite”, è necessaria una “mobilitazione” che, forse, deve vedere protagoniste proprio le “periferie”, perché «la realtà insieme si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie» (Papa Francesco), sempre che «questi veri “tesori” milanesi superino una certa autoreferenzialità con la quale spesso si muovono le singole associazioni» (Aldo Bonomi).
GIORNALISTI – Ma, i giornali sapranno favorire e accompagnare “quotidianamente” questo percorso - né scontato, né facile, perché non basta qualche pagina natalizia di belle notizie “perché siamo tutti buoni” - o continueranno a ricordarsi delle periferie «solo quando succedono delle tragedie»? In effetti, le notizie di “cronaca nera” su Gratosoglio, Corvetto, Via Padova, Quarto Oggiaro o Baggio e via elencando, sembrano “ingolosire” gli organi d’informazione cittadina. 
CONVENZIONE PERIFERIE – Proprio a tale prospettiva sarà dedicata la 9ª Convenzione delle Periferie di Milano (Martedì 3 novembre 2015 – ore 17.30, Urban Center di Milano), promossa da Consulta Periferie Milano unitamente al Tavolo Periferie Milano, che avrà per tema “Periferie. E i giornalisti?” (dettagli su www.periferiemilano.com). Sarà l’occasione per dare una prospettiva “comune”, con il «contributo di tutti coloro a cui sta a cuore il futuro della nostra metropoli» (G. Mazzuca). Perché le periferie non si risolvano nel solito “bluff”, anche perché «pensare a una città partendo dalle periferie è molto più complicato che prometterlo» (Massimo Rebotti).
Walter Cherubini 
Consulta Periferie Milano