Case Popolari “trovate” 2.000 abitazioni

È proprio vero che non si finisce mai di imparare e che ogni giorno si fanno nuove scoperte. Avrà forse pensato così il personale della Divisione Casa di MM spa, che da fine 2014 gestisce le case popolari di proprietà del Comune di Milano. Infatti, sono circa 2.000 le abitazioni «fantasma» sfuggite ai database delle varie gestioni che si sono succedute negli anni e che sono «riemerse» grazie al censimento che è in corso di conclusione, che ha portato MM spa ad “andare dagli inquilini”.

Allora, qual è la situazione dell’edilizia residenziale pubblica del Comune di Milano? Un patrimonio di 28.791 abitazioni, 8.732 box/posti auto, 1.226 negozi/laboratori/depositi abitate da circa 50mila persone, la metà over 65, mentre la presenza di almeno un minore è stata registrata nel 17% delle famiglie, nel 32% delle quali c'è almeno una persona invalida. Poi, il 22% sono stranieri, soprattutto provenienti da Egitto, Marocco, Filippine e Sri Lanka, dato in linea con i residenti stranieri nella nostra città. Poi, ci sono circa 1.500 casi di famiglie che fanno finta di niente.

Poi, ci sono i dati problematici: 1.223 appartamenti sono occupati abusivamente, in calo rispetto agli oltre 1.700 del 2014, e al momento «azzerato» grazie alle squadre di pronto intervento, mentre oltre 3.500 sono sfitti, come sfitto è anche la metà di negozi/laboratori/depositi. Fatto uno sforzo significativo per avere il quadro della situazione, adesso si tratta di “gestire” una realtà complessa e problematica.

Una realtà problematica che, nella nostra città, si assomma all’altra parte di case popolari, ancora più problematica, di proprietà di Regione Lombardia e gestite da Aler: 40.918 abitazioni, 4.253 box/posti auto, 1.697 negozi/laboratori/depositi. Anche qui circa 2.600 abitazioni occupate abusivamente e oltre 4.000 sfitte alle quali aggiungere un 25% di sfitto per negozi/laboratori/depositi.

Realtà sovente“fuori controllo” legate alla consistente presenza di categorie sociali “deboli”, dagli anziani alle persone con problemi psichici (quasi la metà dei residenti), ma soprattutto da presenze con tendenza alla “prevaricazione”. Con traffici illeciti di ogni genere e i vari racket delle occupazioni abusive e i collettivi che la fanno da padroni, come denunciato più volte dai comitati di abitanti. Quartieri dove vale la “regola del più forte”, dove è evidente il “male” dell’abitare.

Allora, è di tutta evidenza che c’è un “insieme” di istituzioni e di norme che non funziona, perché il tema delle case popolari rimane affrontato secondo vecchie logiche, con risultati scadenti, anche malgrado siano stati spesi 235 milioni per i vecchi Contratti di Quartiere e ci apprestiamo a spendere altri 290 milioni (ma con quale speranza di cambiamento?). Così a rimetterci sono i cittadini più deboli, in quartieri dove continuano a essere inserite solo persone con fragilità, fatta eccezione per qualche sperimentazione che non fa certo primavera. Invece, è necessaria una vera “rigenerazione socio-abitativa”, inserendo inquilini e attività proprio a partire dallo sfitto e, tra l’altro, dagli oltre 500 appartamenti “sottosoglia”, cioè monolocali non assegnabili perché troppo piccoli, ma che potrebbero vedere l’inserimento di studenti “fuori sede”, disponibili a fare attività sociale e di vicinato (v. Progetto Abitare popolare periferico elaborato da Consulta Periferie Milano).

Poi, dal punto di vista della “gestione” e dell’utilizzo degli spazi - invece di tenerli vuoti e degradati - molto c’è da apprendere dall’esperienza centenaria della Cooperazione abitativa a proprietà indivisa, che nella nostra città gestisce circa 8.000 appartamenti: è un concreto punto di paragone, che può contribuire anche alla definizione delle modalità gestionali di Aler e Metropolitana Milanese. Peraltro, l’impressione è che i contributi “innovativi” siano visti come delle “invasioni di campo”, che sconvolgono (?) consolidati modi di fare.

Continuerà a essere così?

Walter Cherubini

Consulta Periferie Milano