Case popolari: un passettino avanti

Se Milano, nel suo complesso, fosse una città attenta, con una classe dirigente attenta (istituzionale, ma anche economica e culturale) probabilmente non avrebbe accumulato un patrimonio abitativo pubblico (Regione-Aler e Comune di Milano) di circa 9.500 appartamenti inutilizzati, oltre a spazi commerciali.

copertina fb osp.solidale

Presumibilmente questo è il risultato di una sostanziale indifferenza nei confronti di interi quartieri popolari “periferici”, lasciati in condizioni socio-abitative precarie o addirittura pericolose, tanto da richiedere una vera e propria “rigenerazione socio-abitativa”. 
Per sperare che ciò accada è necessario un mutamento di atteggiamento, un cambiamento culturale “diffuso”, che non sia limitato a dei singoli episodi, ma coinvolga la città nel suo complesso. In particolare, la composizione sociale dei quartieri popolari di edilizia pubblica è caratterizzato da una consistente presenza di categorie sociali “deboli”, dagli anziani alle persone con problemi psichici, ma anche da presenze con tendenza alla “prevaricazione”. In tale contesto, dal 2012, Consulta periferie Milano con il progetto “Abitare popolare periferico” ha proposto a varie Istituzioni ed Enti che i circa 650 cosiddetti appartamenti sottosoglia (piccoli monolocali inferiori a 28 mq) liberi, siano assegnati, per esempio a un migliaio di studenti disponibili a dedicare del proprio tempo ad arricchire socialmente e culturalmente il quartiere (aiutare gli anziani, fare doposcuola e spettacoli). A tale proposito, proprio in questi giorni, dopo un percorso avviato nel giugno 2013 e utilizzando un  finanziamento di 430mila euro erogati dal Dipartimento gioventù della presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comune di Milano, con un progetto attuato da cooperativa Dar=Casa, Comunità Progetto e Arci Milano, ha assegnato a studenti e lavoratori precari 24 monolocali a un canone di 370 €/mese in cambio di 10 ore mensili di volontariato nei quartieri Ponti, Pratocentenaro e Niguarda (13 monolocali in via Del Turchino, 6 in via Demonte  e 5 in via Monte Rotondo), cui si aggiungono 3 spazi per attività di vicinato solidale, nell’ottica della socializzazione e del miglioramento della qualità dell’abitare. Peraltro, soprattutto nell’attuale situazione socio-abitativa dei quartieri popolari periferici, i 24 appartamenti del Comune rappresentano un passettino in avanti. Adesso è necessario che anche Regione-Aler, oltre all’equilibrio economico-finanziario, renda disponibili 450 appartamenti “sottosoglia” tutt’ora inutilizzati.
Walter Cherubini
Consulta periferie Milano
www.periferiemilano.it