Chi assegna gli alloggi popolari?

La situazione delle case dell’Aler e del comune di Milano è incandescente e usata a fine di propaganda elettorale sulla pelle di chi ha necessità di un alloggio.

Sono 23.000 le domande in lista di attesa, oltre 9.000 gli appartamenti sfitti, di cui 1.300 in ristrutturazione e un numero considerevole occupato abusivamente. 
In un’inchiesta su “la Repubblica” del 1° luglio 2010, i giornalisti Paolo Berizzi e Sandro De Riccardis tracciavano la mappa dei quartieri della città dove l’assegnazione degli alloggi delle case popolari era nelle mani di vari clan, citati per regioni d’Italia (uno solo indicato come “slavi”) e alcuni anche per  nome. 
Il titolo e l’occhiello, “Nelle case fantasma di Milano i clan espropriano il Comune.
Cinquemila alloggi controllati dai boss. 
E “riassegnati” con graduatoria parallela, evidenziavano la drammaticità della situazione.
L’inchiesta parla di “un business da 20 milioni di euro l’anno, 5.000 case controllate da una decina di clan della malavita organizzata.... 
Finiscono nelle loro casse le mazzette scucite alle famiglie che aspettano da anni. Da 1.000 a 7.000 euro”....
Come si è arrivati a questa situazione lo spiegano bene le parole pronunciate dal pm Antonio Sangermano nell’udienza dell’11 maggio 2010 contro il clan che al quartiere Niguarda controlla decine di immobili: 
- Il Comune ha tollerato per anni una sacca purulenta. È inutile che i cittadini facciano segnalazioni se poi si resta inerti.
- È utile ricordare che nell’ottobre del 2010 è stata tolta la gestione di circa 30 mila case ai privati (Gefi, Romeo, Pirelli Re) a cui era stata affidata seguendo lo slogan “privato è meglio”. 
Il giorno seguente sullo stesso giornale, l’allora vicesindaco con delega alla sicurezza, Riccardo De Corato sottolineava che “Comune e Aler sono impegnati nella lotta all’abusivismo” (ma l’impietosa fotografia scattata dall’associazione Sos racket lo contraddice). In tutta onestà non abbiamo in tasca la soluzione di un problema complicato ingarbugliatosi nel corso degli anni e che precedenti amministrazioni comunali e regionali non hanno affrontato con le dovute energie nei riguardi dei più forti. Sono i ceti deboli che oggi pagano le conseguenze di questa mancanza. 
Vogliamo solo ricordare a chi oggi sfrutta il disagio sociale e la fragilità dei più deboli alla ricerca di un consenso elettorale, che, quando per lunghi anni (in Regione anche ora) hanno governato, non solo non sono riusciti ad assegnare gli alloggi ai legittimi richiedenti, ma non hanno contrastato il sorgere e il crescere dell’illegalità.         
Lucio Oldani