Doposcuola: ripartenza difficile?

Dopo quasi due mesi dall’avvio dell’anno scolastico, è ormai ripresa a pieno ritmo anche l’attività dei “Doposcuola”, attività di sostegno scolastico ai più piccoli ben presente a Milano, con un totale di circa 140 iniziative radicate soprattutto nei quartieri delle nostre periferie, frequentate da circa 10.000 studenti, in particolare delle scuole elementari e medie.

Peraltro, il tema doposcuola non può essere scisso dalla situazione della condizione minorile milanese. Un indicatore? I minori (0-18 anni) in carico al Servizio sociale della famiglia del comune di Milano sono 16.167: 339 in Zona 1, 1911 in Zona 2, 1003 in Zona 3, 2310 in Zona 4, 1329 in Zona 5, 2352 in Zona 6, 2277 in Zona 7, 2036 in Zona 8, 2610 in Zona 9. 
A tale proposito, va considerato il fenomeno della cosiddetta “dispersione scolastica”, cioè quell’insieme di processi attraverso i quali si verificano ritardi, rallentamenti e abbandoni nello svolgimento o nell’inserimento nel circuito scolastico. Nello specifico, l’Italia (dati 2012) è tra le peggiori d’Europa: lasciano i banchi il 17,6% di alunni contro la media Ue del 12,7%. Per venire a casa nostra, la Lombardia ha un tasso di abbandono scolastico del 18,5%. È in tale contesto che lo scorso 27 ottobre si è svolto il convegno “Doposcuola: difficile ripartenza?”, promosso dall’Associazione Giovani e Famiglia – che da 15 anni gestisce un doposcuola in quel di Baggio, frequentato da circa 120 ragazzini delle scuole elementari e medie – e dal Centro studi ConMilanoOvest che, nella sola zona 7, oggetto di una specifica ricerca, ha censito 27 doposcuola, promossi da molteplici soggetti, dalle parrocchie al volontariato alle cooperative, operando anche in collegamento con le realtà scolastiche del territorio, come evidenziato da Delia Di Stasi, referente dei Servizi agli studenti dell’Ics Iqbal Masiq. Ma, i “Doposcuola”, che trovano un generale apprezzamento per la positiva ricaduta sociale, non raramente si sentono un po’ in solitudine, con non pochi problemi da affrontare. 
Quasi che l’attività svolta non sia a beneficio della città e che, di converso, la città non abbia una concreta responsabilità, a partire dalle istituzioni. Peraltro, come sottolineato da p. Eugenio Brambilla, responsabile di Caritas Milano e della Scuola popolare “I care”, è necessario che anche i doposcuola maturino una dimensione “politica” del loro ruolo sul territorio, anche promuovendo un confronto con le istituzioni, rispetto alle iniziative messe in campo ed ai relativi bisogni. Perché occorre un ripensamento delle “politiche”, migliorando i criteri di utilizzo delle risorse, spesso ancorati a criteri del passato, non più adeguati alla realtà attuale.    
 Romano Ranaldi
Associazione Giovani 
e Famiglia-CPM