Ed Mcbain

A Milano ha spesso soggiornato il più volte celebrato Ed McBain, celebre scrittore americano di romanzi e racconti polizieschi attivo dal 1956 - anno di comparsa del suo primo romanzo della famosa serie sull'87° distretto - al 6 luglio del 2005, giorno di scomparsa dell'autore.

Era nato a New York il 15 ottobre 1926 come Salvatore Lombino da genitori americani di prima generazione originari da parte di padre della Sicilia e da parte di madre della Basilicata. Nel 1952 Lombino decide di cambiare legalmente il suo nome originario in Evan Hunter, probabilmente mutuandolo dalle scuole da lui frequentate: l'Evander School, e l'Hunter College. Due anni dopo appare il primo dei romanzi firmati col nuovo nome ad avere successo: "La giungla della lavagna", che in parte riflette la sua breve esperienza  di insegnante in una scuola statale newyorchese. Nel 1955 il regista e sceneggiatore Richard Brooks ne ricaverà un film - da noi uscito con il titolo de "Il seme della violenza" - che ottiene successo di critica e di pubblico e l'anno successivo ecco apparire direttamente in una collana tascabile i primi tre romanzi con protagonisti un gruppo di poliziotti destinati ad avere successo di pubblico e di critica.Nella città si muovono come pedine su una scacchiera dove per posta c'è la vita o la morte, la libertà o il carcere, Steve Carella, americano di seconda generazione; Bert Kling, americano "autentico"; Cotton Hawes, americano di origine irlandese; Meyer Meyer, detective di religione ebrea; Arthur Brown, afroamericano. Nei romanzi firmati McBain l'Autore mette in scena - oltre al suo alter ego Carella - diversi altri personaggi di origine italiana, talvolta di estrazione criminale, oppure onesti lavoratori che credono nell'America e nelle sue potenzialità. Con il passare del tempo le nuove ondate migratorie provenienti specialmente da paesi ispanici tenderanno a richiudersi in se stesse come ostriche decise a difendere perle preziose da predoni che nulla offrono ma tutto vogliono, e lo scrittore di origine italiana, ma talmente fiero del suo Paese di nascita da cambiare nome per assumerne uno di stampo anglosassone come quello dei padri pellegrini che per primi fondarono le nuove colonie, non mancherà di rimarcarne la cosa. Gli emigranti di un tempo giungevano nel Nuovo Mondo portandosi dietro un bagaglio di ricordi e di nostalgie quali lo sradicamento dalla madrepatria sempre comporta. Ma poi, pur mantenendo qualche usanza originaria, erano proiettati verso il futuro che solo quella terra giovane, fresca di conquista era in grado di offrire. Invece quelli che molti anni dopo sarebbero approdati sul suolo americano non intendono uscire dal loro ghetto, perpetuando o credendo di perpetuare un modus vivendi che non ha più ragione di essere. Come diceva McBain in un suo romanzo:
"Mentre un tempo la nobile idea di una 'coalizione arcobaleno' evocava l'immagine di bande di colori diversi che solcavano insieme il cielo in un arco che portava alla pentola d'oro condivisa da tutti, adesso l'espressione più povera di 'stupendo mosaico' suggeriva una visione restrittiva di minuscoli frammenti di colore separati da confini, ognuno delimitato e garantito nella propria splendida bellezza, nessuno che contribuisse al grande concetto di un tutto unico e significativo" Il grande sogno americano, che doveva essere anche quello di Hunter-McBain, era stata la speranza che le varie razze si sarebbero fuse "in una singola, forte tribù con una forte, unica voce, una voce nettamente americana, una voce più potente proprio perché composta da tante voci diverse, provenienti da tanti diversi paesi. In America, le parti separate sarebbero diventate una nazione sola, unica, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti".
Ma così non è stato, almeno in un gran numero di casi, e la colpa sembra di capire che non sia soltanto di chi gestisce il potere. Ancorarsi troppo al Paese di provenienza è impedirsi di muoversi, è una sorta di cordone ombelicale che dapprima ti nutre e poi piano piano ti soffoca. I romanzi - e i racconti - con l'87° distretto: rispettivamente 52 e 10, rispecchiano la società americana in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni, e pur ambientate in una città immaginaria (la quale però ha molte somiglianze con la più che reale New York) descrive l'american way of life alla perfezione. Scrittore intelligente dotato di uno straordinario stile composto di humor e poesia, senso dell'azione e osservazione filosofica Hunter-McBain nella sua carriera cinquantennale ha scritto 118 romanzi e all'incirca lo stesso numero di racconti, sia i primi sia i secondi non solo di genere poliziesco. Diceva a ragione di se stesso che scriveva come un angelo. Quell'angelo che ormai da sempre e per sempre risplenderà nell'empireo della letteratura americana. 
Antonio Mecca