Edgar Allan Poe

Il precursore della narrativa Poliziesca

Il precursore della narrativa poliziesca è di sicuro Edgar Allan Poe, americano di nascita e di morte: Boston, 19 gennaio 1809 - Baltimora, 7 ottobre 1849, vissuto per alcuni anni in Gran Bretagna prima di fare ritorno in America (un po' come Chandler, nato a Chicago, trasferitosi con la madre a Londra e poi ritornato in America). Si chiamava per la precisione Edgar Hopkins, ed era figlio di due attori che nell'anno della sua nascita erano impegnati a recitare il dramma di Shakespeare "Re Lear", dove uno dei personaggi ha nome Edgar. La vita di Poe fu invece un dramma non recitato ma effettivamente vissuto, poiché fin da piccolo la sua fu una tragedia in più atti, che a neppure vent'anni lo indusse a scrivere un verso che diceva: "Non sono riuscito ad amare che là dove la morte mescolava il suo fiato con quello della bellezza!". D'altronde lo si può facilmente comprendere, vista la sua non invidiabile biografia. A un anno dalla nascita il padre abbandona la famiglia costituita dalla bella moglie Elizabeth ed i figli William (maggiore di Edgar) e Rosalie (sorella minore del futuro scrittore). Nel 1881 è la madre ad abbandonarlo, definitivamente, perché morta di tubercolosi. Il bambino viene allora affidato a un ricco zio: John Allan, mercante scozzese di tabacco, grano, stoffa (e di stoffa Edgar Allan ne erediterà molta, a giudicare dalla sua opera di scrittore e poeta che lo porterà a varcare i confini del mondo anglosassone per attecchire in gran parte del resto del mondo). Il suo primo libro è una raccolta di poesie; quindi, tra il 1837 e il 1838 scrive il romanzo breve "Storia di Arthur Gordon Pym", lungo un duecento pagine. È del 1841 invece il primo dei tre racconti polizieschi che getteranno le fondamenta della narrativa poliziesca: "I delitti della rue Morgue", seguito da "Il mistero di Marie Roget" e "La lettera rubata". Il protagonista di queste storie è il cavaliere Auguste Dupin, che l'autore pare avere modellato sulla figura realmente esistita di Eugene-Francois Vidocq, fondatore della pubblica sicurezza in Francia. E infatti è a Parigi che i tre racconti sono ambientati. Sembra esserci una connessione tra Francia, America e Inghilterra. La prima ha forse fornito, con i suoi romanzi d'appendice pubblicati a puntate su giornali popolari, il seme dal quale si sarebbe sviluppata la futura narrativa poliziesca. La seconda, oltre al nome di Poe avrebbe dato quelli - fra i più conosciuti - di John Dickson Carr e di Rex Stout per quanto riguarda vicende del poliziesco classico (Carr, sebbene americano, solitamente ambientava le sue storie proprio in Gran Bretagna). La terza, specialmente con Arthur Conan Doyle e con Agatha Christie sarebbe stata la terra d'elezione del poliziesco deduttivo classico. Per tornare a Dupin, egli è il rampollo di una nobile famiglia decaduta che occasionalmente si presta nel dare una mano al prefetto di polizia. È un suo amico a narrare le storie in prima persona, metodo che sarà adottato in seguito da Conan Doyle il quale farà raccontare le sue storie con Sherlock Holmes dal fido collaboratore Watson e dalla Christie nei primi romanzi con Poirot, in cui a narrare è il capitano Hastings. Poe, che visse per la quasi totalità della sua breve e greve vita: 40 anni, in situazione di estrema indigenza, dapprima orfano, poi giovane vedovo: della cugina Virginia, sposata quando lei aveva 13 anni e lui 26 e morta nel 1847, è noto soprattutto come autore di racconti del terrore: "La maschera della morte rossa", "Il pozzo e il pendolo", "La sepoltura prematura", "William Wilson" - nome questo affibbiato in futuro da Paul Auster al protagonista del suo "Città di vetro", primo dei tre racconti del volume "Trilogia di New York", dove il personaggio è un bizzarro e solitario scrittore di polizieschi che vive a New York, città nella quale visse anche Poe. Questi racconti ammontano a una settantina, ai quali si aggiungono una cinquantina di poesie e una nutrita serie di articoli critici per un totale di 800 pagine. Per tutta la sua esistenza Poe fu sballottato da una situazione drammatica all'altra, restando un romantico suo malgrado. Scrisse: "Quelli che sognano ad occhi aperti sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a chi sogna addormentato". Sembra che la sua fine, ancora avvolta nel mistero, potrebbe essere stata provocata o dal morso di una bestia affetta da rabbia, oppure da delirium tremens da alcool perché a quei tempi c'era una disgustosa tradizione elettorale in voga: quella in cui galoppini di corrotti uomini politici s'impegnavano a convogliare tutti i possibili elettori verso infime taverne nelle quali indurli a bere. La fama di Edgar Allan Poe è andata via via aumentando con il trascorrere del tempo scandito dal pendolo del suo omonimo racconto, rendendo giustizia a uno scrittore che di talento ne aveva parecchio e che definire di genere è senz'altro riduttivo. Il suo ritratto più famoso lo fa somigliare un po' a Hitler, uno che il terrore lo aveva praticato su larga scala, in Germania dapprima e nel resto d'Europa poi, facendo degradare di scalino in scalino e degradare per anni il suo popolo. Parafrasando il racconto "Il pozzo e il pendolo", se il pendolo della storia ha gettato nel pozzo il pazzo mostro omicida, quello della letteratura ha scagliato nell'astro dei cieli uno dei suoi rappresentanti più illustri, dove la sua stella continua a brillare da oltre 150 anni.        

Antonio Mecca