EVASORI E COMPLICI

Se esci dal carrozziere o dal dentista senza fattura o l’idraulico se ne va da casa tua lasciandoti a mani vuote, la colpa dell’evasione a chi va realmente ascritta?
I professionisti esemplificati non espongono un tariffario delle proprie prestazioni e possono praticare sconti discrezionali. Essi si macchiano di evasione “in combutta” coi clienti, per un tacito accordo di reciproca convenienza. Il cliente, perciò, è altrettanto colpevole, quantomeno di “induzione a evadere”. Egli avrebbe ragione a lagnarsi soltanto se, aggiungendo anche la percentuale di Iva alla parcella pattuita, non ricevesse un’idonea fattura, a garanzia che le tasse saranno pagate. Ma questo troppe volte non succede e la nostra Milano conquista sempre la sua bella posizione nelle classifiche dell'evasione. Risultato: il cliente risparmia il corrispettivo dell’Iva, il professionista o l'artigiano non dichiareranno l’introito evadendo l’IRPEF e le casse statali soffriranno per l’ammanco. Ce ne renderemo conto quando non troveremo posto all’asilo per nostro figlio e, magari, ci riesce il figlio del “dentista evasore”. O dovremo aspettare mesi e mesi per fare una TAC, giacché all’ospedale mancheranno i soldi per riparare le apparecchiature rotte.
Il discorso è diverso se entri in un bar, in un centro abbronzante o dal barbiere... e omettono di darti lo scontrino o una ricevuta fiscale. In tali casi, ci sono i prezzi esposti al pubblico che sono già comprensivi di Iva. Non esistono attenuanti neppure per le discoteche e le sale da ballo che riciclano furbescamente i biglietti di chi è già entrato e ha consegnato il talloncino della consumazione.
A furia di lasciar correre, è diventato un vezzo diffusissimo nei tanti locali di Milano, capitale degli happy hour, far circolare abilmente solo cartoncini colorati, sia all’ingresso che al bar, e quando paghi alla cassa cercano di timbrarti da qualche parte come fossi un coniglio, invece di emettere l’appropriato scontrino per i soldi che hanno appena ricevuto. In casi del genere, c’è purissima evasione fiscale da parte dell’esercente, oltre che concorrenza sleale verso chi fa onestamente quello stesso lavoro.
Benché recenti scoperte abbiano rivelato che gli scontrini stampati su carta termica contengano fenoli, sostanze tossiche che si trasmettono direttamente dalla pelle al sangue, non è certo la premura per la nostra salute che ne impedisce il rilascio.
La reazione migliore sarebbe quella di telefonare al 117 per segnalarlo alla Guardia di Finanza. Accolgono sempre con tono gentile chi denuncia, e ciò può indirizzare meglio i controlli che svolgeranno nei giorni successivi. Fingere di ignorare o rassegnarsi fa ricadere solo sui cittadini onesti il peso della fiscalità. Meglio prendere esempio da certi paesi nordici, dove i cittadini adottano una condotta virtuosa, vigilano e partecipano con fierezza al sostegno della cassa comune.
Nessun indugio nel pretendere lo scontrino e denunciare, anche tramite le associazioni dei consumatori, quando i fatti sono più importanti. Senza complicità e senza farsi prendere in giro da chi ti sta spiattellando in faccia: “anch’io usufruisco dei servizi comuni, ma di soldi non ce ne metto”. E mai scordare il nostro potere di consumatori, andando a prendere il caffè da chi ci sembra più onesto. È difficile vederli, ma i finanzieri possono sempre contestare la mancanza dello scontrino fiscale all'uscita dal locale.
Così è, almeno finché non ci sarà la completa tracciabilità elettronica dei pagamenti, auspicata ormai da più fronti.
Non basta una botta di “Contol-Alt-Canc” e riprendere a vivere.
In una collettività sana, soltanto chi adempie pienamente al proprio dovere conserva il diritto a lamentarsi se le cose non vanno, e può pretendere correttezza dagli altri.
Sarebbe proprio bello se questa città divenisse un faro anche per la moralità sociale. La mentalità omertosa ha già favorito la mafia, non scordiamocelo!

Leonardo Schiavone