I traduttori

Buona parte dei libri pubblicati proviene dall'estero, e buona parte di questi libri - vale a dire quasi tutti - il lettore italiano li legge tradotti.

Sono poche le persone che li leggono in lingua originale, e fra queste i traduttori, che sono fra i migliori del mondo, così come i nostri doppiatori, e permettono al lettore non avvezzo alle lingue straniere di poter conoscere scrittori non italiani e godere del loro stile, della loro scrittura, della loro poesia commuovendosi, divertendosi, esaltandosi, emozionandosi. Come si può ben immaginare non è facile rendere nella propria lingua ciò che è contenuto nella lingua altrui, perché non si tratta di semplice traduzione letterale bensì letteraria. Bisogna, in altre parole, mantenere intatto lo stile adoperato, il quale spesso è una voce che - negli scrittori migliori - sarà immediatamente riconoscibile e riconducibile a chi lo ha scritto. In un suo articolo del 2002 lo scrittore americano Evan Hunter parla della "Voce" che deve caratterizzare la storia scritta dal suo autore. Questa voce è lo stile, e ogni scrittore deve cercare di trovarne una che gli consenta di farsi conoscere prima e riconoscere poi dai propri lettori. Ciò che lo scrittore statunitense raccomandava agli aspiranti scrittori era la scelta del giusto tipo di voce a seconda di quale personaggio l'autore intenda far parlare ma, anche, l'importanza della voce interna del narratore che deve rimanere sempre presente in ogni storia da lui scritta. Questa voce è stata meravigliosamente mantenuta e diffusa dalla sua traduttrice italiana Nicoletta Lamberti, che a partire dal 1990 ha tradotto pressoché tutti i libri che lo scrittore newyorkese è andato via via pubblicando in Italia. Essendo la Lamberti anche un'amante della musica classica ha saputo, forse anche grazie a questo suo amore, donare al testo da lei tradotto una musicalità che nel leggerlo non può non venire notato. Nicoletta Lamberti ha poi tradotto altri autori di fiction come John Grisham, e non, come Sophie Kinsella, o libri storici come quello di Robert Dallek su John Kennedy. Stessa cosa dicasi per quanto riguarda Frédéric Dard - Sanantonio, i cui oltre cento romanzi tradotti in italiano li si deve quasi tutti al bravissimo Bruno Just Lazzari. Strane similitudini annoverano Hunter-McBain e Dard-Sanantonio. Nati a cinque anni di distanza l'uno dall'altro: Dard nel 1921, Hunter nel 1926, sono anche morti a cinque anni di distanza: Sanantonio nel 2000, McBain nel 2005, entrambi tra i 78 e i 79 anni. Entrambi ho cominciato a conoscerli nello stesso anno: il 1971, leggendo del primo il romanzo "Un pollo alla diavola", e del secondo "Gioco di pazienza per l'87° distretto". Quest'ultimo romanzo era stato tradotto dalla precedente traduttrice dello scrittore americano, l'altrettanto brava Andreina Negretti (essendo oltretutto a quell'epoca Nicoletta Lamberti ancora giovanissima), così come altri suoi romanzi, e racconti, furono tradotti da altri traduttori: Mauro Boncompagni, Stefano Galli, Luciana Crepax, Hilia Brinis. Anche Raymond Chandler ebbe la fortuna di mantenere intatta la sua notevole voce stilistica mediante le ottime traduzioni di Oreste Del Buono, Attilio Veraldi, Ida Omboni, Laura Grimaldi. E che dire dei classici della letteratura mondiale, i grandi narratori russi, francesi, inglesi tradotti da Gian Lorenzo Pacini, Egidio Bianchetti, Bruno Tasso, Bruno Oddera, Ettore Capriolo? Quest'ultimo, dopo la sua traduzione dei "I versi satanici" di Salman Rushdie, venne ferito a colpi di coltello nella sua casa milanese da un fanatico integralista che aveva preso alla lettera la condanna a morte dello scrittore indiano naturalizzato inglese. Per fortuna la ferita riportata fu superficiale, a differenza della ferita profonda che questi fanatici religiosi hanno riportato nella loro mente malata. Se nel caso dei doppiatori molti fra loro sono ex attori passati in pianta stabile al doppiaggio, una pianta che ha prodotto molti ottimi frutti, anche nel caso dei traduttori vi sono scrittori che hanno iniziato a tradurre prima di diventare scrittori a loro volta. Ad esempio Paola Capriolo, figlia di Ettore, Elsa Morante, moglie di Alberto Moravia, scrittrice di bravura eccezionale. Così come eccezionali sono pressoché tutti i traduttori del nostro Paese, che essendo il Bel Paese per eccellenza non può non annoverare anche paesani belli non solo come il poeta Gioacchino o l'attrice Agostina ma, anche, come i traduttori, appunto. Appunto che a loro ben di rado si avrà occasione di muovere per il lavoro svolto.
Antonio Mecca