IL GRANDE LASCITO DI FOZIO

Alle 18.30 di lunedì 14 novembre, presso la sala delle Colonne del Grande Museo del Duomo di Milano in piazza Duomo 14/a, la scuola della Cattedrale, presieduta dall’arciprete mons. Borgonovo ha presentato un nuovo ciclo di incontri culturali, dedicato alla figura del teologo e patriarca bizantino Fozio.Ha coordinato e introdotto Armando Torno e i relatori Luciano Canfora, Tullio Gregory, Michele Ciliberto, Massimo Cacciari hanno dialogato tra storia, filosofia e religione sul primato di Roma e Costantinopoli in occasione della pubblicazione dell’importante opera di catalogazione di libri antichissimi, la Biblioteca, nella prima traduzione integrale italiana con testo originale greco a fronte. La direzione scientifica è di Luciano Canfora, filologo classico, storico, saggista che presenta i 280 capitoli dell’eredità del Patriarca di Costantinopoli del IX secolo, Fozio I. Il grande lascito di Fozio - sostiene Canfora -  non è solo teologico-politico, ma anche culturale, scientifico e umanistico. La ripresa della conoscenza della letteratura greca antica si deve in larga parte a lui e a coloro che ne proseguirono l’opera.
I relatori hanno delineato, ognuno dal proprio punto di osservazione e approfondimento, la figura di Fozio. Personaggio certamente difficile, avversario degli iconoclasti, responsabile dello scisma greco e scomunicato da Papa Niccolò I, ma uomo di grande erudizione, sapienza e audacia. Grazie a lui sono arrivati fino ai nostri giorni documenti di autori antichi, che spaziano dalla storia alla filosofia, dalla matematica alla medicina, dalla geografia alla grammatica. Fozio ha lasciato un capolavoro, un imponente repertorio letterario di oltre 1300 pagine che gli umanisti definirono “un tesoro, non un libro”. Nei Testi detti Schedaria, sono stati trascritti, riassunti, e analizzati tanti autori profani e cristiani che sarebbero andati perduti ma per i quali Fozio resta l’unico testimone narratore. E il filosofo Tullio Gregory ci ha dato un assaggio del suo linguaggio leggendo qualche stralcio nel suo intervento:  “...l’uomo è microcosmo: ha in sé tutte le facoltà del cosmo, divina e animale….”  mentre Cacciari si sofferma sui fraintendimenti nel dibattito teologico-filosofico del tempo tra latini e bizantini sulla questione del  “Filioque” (dal latino “ e dal Figlio”), termine che  evidenzia la differenza di principi nella comprensione della Trinità. Lo Spirito discende dal Padre e dal Figlio, quindi con la stessa sostanza divina? O come Fozio obiettava nella sua opera Mistagogia dello Spirito Santo, lo Spirito Santo discende dal Padre….?
Giusi De Roma