L’Alfa Romeo risorge sulla sua gloriosa storia

Riaperto ad Arese il museo della casa del Biscione. Oltre un secolo di tecnologia e design dell’auto e non solo.

Alfa Romeo e Milano. Una storia che si intreccia profondamente, tanto che, fino al 1972, il nome del capoluogo lombardo era impresso nel logo del Biscione. La ricorrenza del 24 Giugno 2015, occasione dei 105 anni di storia del marchio italiano, è stata un’occasione per comunicare al mondo, oltre alla nascita della nuova berlina Giulia, anche il completamento del progetto di recupero del museo. Sarà quindi di nuovo possibile, per appassionati e curiosi, godere di quel immenso patrimonio di storia e design, davvero unico al mondo, custodito negli ex stabilimenti di Arese.
Il Museo. Dodici euro per ripercorrere 105 anni di leggenda. Tre piani, divisi nelle sezioni Timeline, Bellezza e Velocità, attraversati da una scultura a espansione verticale, che dovrebbe rappresentare il Dna alfa. Le 69 auto in esposizione sono disposte a raggiera, a secondo del decennio d’appartenenza. Un’immersione a 360 gradi nel mondo Alfa Romeo, dagli stupefacenti modelli delle origini fino alle auto da corsa che hanno, per oltre ottant’anni, fondato il mito di questa nobile casa automobilistica. 
Tra le attrazioni presenti nel museo, una concessionaria, un caffetteria con fornito bookshop e una sala per proiezioni di cinema 4D: esperienza curiosa e tutto sommato divertente, anche se la grafica e la fluidità richiederebbero un’aggiustatina. 
Le Collezioni. Il museo di Arese, chiamato “la macchina del tempo”, è un tempio laico per l’alfista. Una sorta di paese dei balocchi. Capolavori assoluti della prima metà del secolo breve, le Alfa Romeo 6C 2300 e le 6C 2500 Sport e di fine anni’30 o le 8C 2300 da competizione.
Con gli anni del boom economico e della dolce vita, ecco apparire alcune icone della motorizzazione italiana: giulietta sprint nel 1954, e poi nella variante spider. Le iconiche Giulia, presenza costante sulle strade del Belpaese dal 1962 e per un quindicennio almeno, spesso con la divisa di Carabinieri e Polizia di Stato. Incubo degli avversari nei circuiti, le Giulia fecero incetta di trofei, grazie alle versioni incattivite, contraddistinte dalla sigla Gta. 
Piccola sala riservata ai modelli Alfa Romeo protagonisti nel cinema (la duetto “osso di seppia” del 1966 del ‘Laureato’ non può ovviamente mancare). Imperdibili i prototipi e le show car realizzati dai grandi carrozzieri (Giugiaro con Italdesign e Zagato su tutti).
Ci sono pezzi da centinaia di migliaia di euro, bolidi da competizione con cui mostri sacri dell’automobilismo, da Nuvolari a Farina a Fangio, se le diedero di santa ragione (tra le più spettacolari e famose l’alfetta 159 con cui Farina vinse il mondiale di formula 1 del 1950 e Fangio del 1951, nonché le alfa 33 TT prototipo pluricampioni negli anni’70).
 Ci sono altresì auto che hanno caratterizzato la nostra quotidianità più recente: dalle alfette, alle alfa 75 dei rampanti anni’80, fino alle 164, alle 156 (ma non stranamente alle 155, se non da gara, e alle 147) e all’elitaria quanto stupefacente 8c, una vera e propria opera d’arte su ruote, concepita nel 2007 su meccanica Maserati e tirata in serie limitata, per il piacere di pochi e danarosissimi appassionati. 
Oltre a Mito e Giulietta, ancora in produzione, manca purtroppo l’ultima nata, protagonista all’inaugurazione del 24 Giugno, la nuova Giulia. Un berlina sportiva di “fascia premium” che, nelle intenzioni di Marchionne &Co, dovrebbe riportare l’Alfa Romeo nel gotha delle auto di prestigio, dove spadroneggiano da anni le solite tedesche (leggi Audi A6, BMW serie 5, Mercedes Classe E), a riprendersi finalmente la posizione che le compete: davanti. 
Il Presente. La meccanica delle emozioni. Lo slogan scelto per la “rinascita” del marchio, in occasione della presentazione della nuova Giulia, è sicuramente suggestivo, ma non basta. Le emozioni bisogna farle vivere, non solo proporle attraverso uno schermo, blandendo e lusingando il pubblico con strategie di marketing. Sulla carta, i numeri della nuova Giulia promettono faville. Quello che conta davvero però saranno le auto, il piacere di guidarle, di godersi la strada e il viaggio. La sfida è tornare a essere competitivi, a primeggiare per qualità, tecnologia e stile. Lo si è fatto alla grande in passato, lo si deve riproporre oggi. La via maestra è una sola: ricominciare a correre e, possibilmente, vincere.  
Nicolò Canziani