L'estate degli ultimi

La solitudine, i silenzi, la follia

Le urla si odono dalla metà di corso Monforte. Un uomo sulla quarantina strepita e sproloquia proprio nel mezzo di piazza Tricolore; le sue incomprensibili e rabbiose parole sembrano voler pugnare contro l’implacabile silenzio d’agosto. Riesce a fare avanti e indietro per tre volte prima che un’automobile sopraggiunga costringendolo a spostarsi.

Due anziane signore, quattro gambe e due bastoni da passeggio ciascuna, cercano una panetteria aperta dalle parti di piazza Risorgimento; ce ne sono sei in zona e sono tutte chiuse. Non rimane che il supermercato ma il pane lì, “l’è minga bon.”

In uno dei rari bar tabacchi aperti non si riesce a raggiungere il bancone per un caffè tale è la calca. Ma la ressa non è dovuta alle colazioni. I residenti delle case popolari intorno a via Bronzetti sembra quasi si siano dati appuntamento: alcuni stan facendo incetta di gratta e vinci, altri, naso all'insù e occhi sognanti, fissano speranzosi lo schermo che di lì a poco mostrerà le estrazioni del superenalotto. Ma l’unico dono che la sorte porterà loro sarà maggior spazio per poter infilare le mani nelle tasche.

Una tenera e attempata coppia si sta godendo un po’ di refrigerio sotto gli alberi di Piazza Fratelli Bandiera. Oggi l’afa morde senza posa. Lei legge a voce alta un opuscolo pubblicitario tentando di catturare l’attenzione del marito che con impegno e tenacia prova di seguirla ma il blando refrigerio delle piante è troppo piacevole e a intervalli regolari schiaccia un micro pisolino. Anche tra le braccia di Morfeo la sua testa rimane comunque rispettosamente voltata verso la dolce consorte.

Di fianco al Taveggia, seduto su un gradino c’è un ragazzo: ha poco più di trent'anni anche se l’aspetto emaciato e la pelle precocemente rugosa possono trarre in inganno. Un bicchierino per l’elemosina di fianco e un libro tra le mani. Il silenzio che lo circonda è tale da riuscire a percepire lo sfrusciare della carta quando volta pagina. Il sorriso gentile, i modi educati e il colto proferire, consentono di intravedere un uomo che ne ha viste tante. Probabilmente troppe per una sola vita.

Un signore di età avanzata, arranca verso il supermercato più vicino, trascinando a stento il carrello della spesa. Ogni passo rappresenta uno sforzo titanico e per riprendere fiato è spesso costretto a fermarsi, appoggiandosi con una mano al muro di un palazzo. Racconta che fino a pochi anni prima riusciva ad andare al mare dalla figlia per una settimana ma ora che le forze lo stanno abbandonando, non desidera essere un peso per la propria famiglia: meglio starsene da soli piuttosto che rompere le scatole agli altri.

Dall'alto, con ai suoi piedi una gioiosa moltitudine di persone che parla tutte le lingue del mondo la Madunina, pietosa guarda lontano. Vede ciò che gli altri non notano. La solitudine; i silenzi; la follia. La Milano degli ultimi.

Questa istantanea di una giornata qualsiasi della settimana di Ferragosto non intende avvilire ma anzi, vuole essere un augurio di buon rientro per tutti i milanesi i quali, magari scocciati per la brevità delle ferie o già irritati dal lavoro che li attende, forse non apprezzano appieno la fortuna che possiedono. L’elementare ma per niente scontata fortuna di poter riaprire le finestre di casa quando, senza sospettarlo, proprio quelle di rimpetto forse non si sono mai chiuse.

Riccardo Rossetti