Milano e i teatri perduti

Teatro Diana

Continuando la nostra indagine sui teatri perduti milanesi, vogliamo ricordare la storia del Teatro Diana. Il teatro nasce in seguito ai lavori concessi da una deliberazione comunale del 31 gennaio 1907 a cui viene sottoposto l’edificio a uso teatro fatto costruire dalla Società Kursaal in Via Mascagni. Il Diana è inaugurato nell’ottobre del 1908, arricchendo la zona in cui sorgeva già interessata, proprio in quell’anno, dalla nascita del quarto ginnasio-liceo in Via Commenda che diventerà il “Berchet”. La sala teatrale che conteneva 850 posti e che assumeva la forma tradizionale del caffè-concerto, era inserita in un contesto edilizio che comprendeva, oltre a un albergo e a un ristorante, una sala di ballo, un salone per il gioco della pelota, i giardini, alcuni impianti sportivi e la prestigiosa piscina dei “Bagni Diana” costruiti nel 1852.
La programmazione del teatro prevedeva molti spettacoli di varietà e operette frequentati soprattutto d’estate quando gli spettatori potevano passeggiare nel giardino durante gli intervalli. Tra questi ricordiamo, nel 1915, “Addio Giovinezza” musicata da Giuseppe Pietri sul testo di Camasio e Oxilia e “La signorina del cinematografo” che, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, non riportava più nella locandina come autore Carlo Weinberger (il cui cognome austriaco lustrava il mondo dell’operetta) ma Carlo Lombardo. Tra gli spettacoli di prosa che però non ebbero molta fortuna ricordiamo invece, nel 1914, “La danza davanti allo specchio” di De Curel della Compagnia di Maria Melato e Alberto Giovannini che, come ricorda un cronista dell’epoca, fu caratterizzato da un pubblico rumoroso e annoiato. Nel 1915 gli spettacoli di prosa vedevano, quasi sempre, la presenza come attore di Angelo Musco.
Un capitolo a parte è la sera del 23 marzo 1921. Al Diana va in scena l’operetta “La mazurka blu” di Lehar, con la Compagnia Darclèe dedicata al maestro Umberto Berrettoni. Tra il pubblico che riempie il teatro vi sono anche Dina Galli e Amerigo Guasti che avrebbero esordito poco dopo. Sono all’incirca le 23 quando avviene un’esplosione che causa 21 morti e 80 feriti. Mentre le indagini si indirizzavano verso la pista anarchica, il teatro venne rimesso in sesto e un mese dopo riaprì con lo spettacolo della Compagnia comica di prosa di Antonio Gandusio.
Il 1928 pose fine all’attività teatrale del Diana che fu trasformato in sala cinematografica.
Andrea Pietrantoni
(Per gentile concessione della Rivista Sipario)