Mutilazioni genitali femminili

Anche il linguaggio della parola per contrastare un fenomeno presente tra le comunità migranti in Italia

Convincere le donne a vedersi con occhi nuovi: le mamme devono interrompere la catena e non fare mutilare le proprie bambine. È anche questo il messaggio emerso durante la presentazione dei numeri riguardanti il fenomeno, presentati oggi dall’Università Bicocca durante l’incontro organizzato da ActionAid, dall’Associazione culturale Zona e il Comune di Milano in vista della Giornata Mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili che si terrà il prossimo 6 Febbraio. Sono parole dolci, ma forti al tempo stesso per avere il coraggio e la forza di cambiare per amore, oltrepassando le cosiddette barriere che scaturiscono dalle diverse culture e lasciare alle spalle una pratica tanto crudele quanto dolorosa quale è la mutilazione genitale praticata alle bambine. Il fenomeno rappresenta una vera e propria piaga planetaria, infatti, nel mondo coinvolge almeno 200 milioni di ragazze e donne in almeno 30 paesi e costituisce una grave violazione dei loro diritti fondamentali. Anche in Europa, sempre secondo i dati dell’Università Bicocca, stima la presenza di circa 550mila immigrate di prima generazione al 2011 nell’area EU28 (più Svizzera e Norvegia). Purtroppo, anche nel nostro paese nelle comunità migranti che vivono in Italia vi sono molte donne con mutilazioni genitali, le percentuali cambiano in base al paese di origine. Secondo i dati aggiornati al 2016, le donne straniere maggiorenni con mutilazioni genitali presenti in Italia sono tra le 46mila e le 57mila unità a queste si aggiungono le neocittadine italiane maggiorenni originarie di paesi dove la pratica esiste (quantificate tra le 11mila e le 14mila unità) e le richiedenti asilo. Oltre il 60% delle donne con mutilazioni genitali presenti in Italia proviene da Nigeria ed Egitto. Nel Bel Paese il problema riguarda anche bambine e giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio e rischiano la mutilazione quando tornano nel loro paese di origine per le vacanze o nel corso di visite ai loro parenti. Come amministrazione - ha precisato Pierfrancesco Majorino - accogliamo l’invito per non abbassare la guardia su questo tema aiutando il diritto delle donne a vivere dignitosamente la loro vita. Per le donne immigrate, fragili tra i fragili vanno incrementati gli interventi sanitari da parte dell’Amministrazione. In occasione della Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili del 6 febbraio, ActionAid promuove inoltre la mobilitazione online (hasthtag #endFGM). Testimonial, attivisti e influencer pubblicheranno sui loro profili social una foto con indosso un soffione viola, simbolo della campagna, di libertà ed espressione del desiderio di lasciar andare il passato, permettere al presente di trasformarsi in un futuro libero da vincoli fisici ed emotivi. Ero molto piccola. Mi tagliarono con una lametta e ricucirono con aghi di qodax, ricordo tutto quanto. Queste frasi, insieme ad altre con immagini, arrivano dalle testimonianze del cortometraggio UNCUT di ActionAid e Zona proiettato in occasione della presentazione dei dati dell’Università Bicocca realizzato dalla giornalista Emanuela Zuccalà e dalla fotoreporter Simona Ghizzoni con il supporto di ActionAid.
Manuelita Lupo