OCCORRONO NUOVI ALLOGGI: MA DOVE COSTRUIRLI?

Analisi del presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici
Immigrati e abitazioni.
Seconda parte.

L'Italia è un paese particolarmente sensibile a questa problematica perché è il Paese di primo approdo dopo la chiusura della “rotta Balcanica”, e perché, come abbiamo documentato, presenta una situazione territoriale particolarmente sfavorevole. Siamo insomma tra l’incudine (dell’accoglienza) e il martello (della scarsità di risorsa-suolo). E continuiamo a praticare una politica per compartimenti stagni.
Per fare un esempio, nel Disegno di legge sul consumo dei suoli, attualmente all'esame del Parlamento, non c'è traccia di una riflessione sul tema delle prospettive di mutamento del quadro sociale conseguente al fenomeno migratorio.
L'obiettivo è quello di ridurre, a livello nazionale, il consumo della superficie suscettibile di utilizzazione agricola, per arrivare ad azzerarlo completamente entro il 2050, in conformità a quanto stabilito dalla Commissione Europea.
Il modello normativo è quello della Francia, della Gran Bretagna, della Germania, che non soffrono, peraltro, del problema della nostra scarsità di territorio.
L' impegno è lodevole, ma la politica delle misure comportanti "tagli lineari" a livello generale nazionale, senza tener conto delle diversità locali, dev'essere rivista se non vogliamo che il problema migratorio ci scoppi tra le mani.
Ci vuol altro che la rigenerazione urbana per fronteggiarlo. Occorre dunque distinguere tra regione e regione e c'è bisogno di piani nazionali volti a coordinare meccanismi virtuosi per far interagire accoglienza e integrazione, anche ai fini dell'inserimento lavorativo degli immigrati accolti. 
Un'attenzione particolare andrà riservata alle zone e alle aree di dinamico sviluppo urbano-economico rappresentate, al Nord, dalle direttrici Milano-Venezia e Milano-Bologna.
Su queste, destinate a diventare un'unica megalopoli, andranno previsti insediamenti specifici (strutture abitative funzionali agli insediamenti produttivi esistenti e di nuova formazione) per uscire dalla politica emergenziale che si fonda sulle misure tampone basate sulla ricerca della tal caserma in disuso o della casa di riposo abbandonata, collocate nei posti più disparati (da Milano, a Capalbio, ad Ischia) per ospitare momentaneamente i rifugiati.