Oriana Fallaci

Destino ha voluto che i due più grandi giornalisti italiani fossero entrambi toscani: Indro Montanelli, nato a Fucecchio nel 1909; e Oriana Fallaci, nata a Firenze nel 1929, per la precisione il 29 giugno, giorno e mese in cui nacque anche un suo collega francese di nome Frédéric Dard divenuto poi romanziere e in seguito autore di polizieschi scritti con lo pseudonimo di San-Antonio. Oriana Fallaci è stata molto probabilmente la giornalista italiana più famosa del mondo, ammirata e invidiata nonché odiata in eguale misura. Dal padre Edoardo, convinto e mai vinto antifascista, apprese l'amore per la Libertà con la "L" maiuscola, e ancora ragazzina partecipò attivamente alla Resistenza come staffetta partigiana portando munizioni e bombe a mano ai partigiani dall'altra parte dell'Arno, tanto che nel 1945, alla ancor tenera età di 16 anni ricevette dall'Esercito italiano un riconoscimento d'onore. Dopo avere smesso di frequentare l'Università alla facoltà di Lettere e Filosofia, vista la sua grande passione per il giornalismo, esordì al "Mattino dell'Italia Centrale", quotidiano fiorentino. Per essersi rifiutata di scrivere - come voleva il direttore - un articolo denigratore su Togliatti, si trasferì a Milano al settimanale "Epoca", diretto dallo zio Bruno Fallaci, il quale per evitare di essere accusato di favoritismo nei suoi confronti le affidò solo modesti incarichi. Tanto che di lì a non molto la nipote lascerà quel settimanale per approdare a: "L'Europeo", che la farà grande, così come lei farà grande lui, e dove nel 1951 pubblicherà il suo primo articolo. Sarà il primo di tantissimi altri, tutti belli e interessanti, che inizialmente spazieranno tra mondanità e cronaca nera. Oriana inizialmente fu una cronista dello Spettacolo che nulla aveva da invidiare alle sue colleghe straniere per la qualità e quantità di domande e di riflessioni che rivolgeva e si poneva riguardo a chi intervistava, spesso precedute da un acuto ritratto che ne smontava il mito pur non demolendolo per cattiveria congenita come altre sue colleghe usavano fare. Nel luglio del 1956 approdò per la prima volta a New York, dove si era occupata di divi e mondanità. Due anni dopo uscì il suo primo libro: "I sette peccati di Hollywood, che raccoglie articoli su vari personaggi hollywoodiani mettendone in risalto la carica umana, più o meno carica, a seconda dell'individuo e del momento felice o meno che stava attraversando. Di ritorno dall'America conobbe il collega Alfredo Pieroni e con lui ebbe una relazione che la porta a rimanere incinta, ma nel maggio 1958 per un aborto spontaneo perse il suo primo figlio. Nel 1962 uscì la sua prima opera narrativa: "Penelope alla guerra" e tre anni dopo "Se il sole muore", con interviste ad astronauti e tecnici della Nasa nell'imminenza della loro partenza per la Luna. Ma fu nel 1967, sempre corrispondente per "L'Europeo", che si trasformò in inviata sul fronte di guerra recandosi nel Vietnam a seguire e commentare da par suo il conflitto tra vietcong e americani, documentando degli uni e degli altri eroismi e atrocità. Nel 1969 queste testimonianze svennero raccolte nel libro "Niente e così sia". Nel 1968, il 2 0ttobre si trovò a Città del Messico dove - durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari contro il potere - i soldati spararono uccidendo centinaia di giovani e ferendo gravemente anche la giornalista italiana. Il 22 agosto 1973 Oriana conobbe il leader dell'opposizione greca Alexandros Panagulis e ne nacque una relazione che durò fino alla morte di Alexandros, avvenuta il 1° maggio 1976 in un incidente stradale. Uscì nel 1975 "Lettera a un bambino mai nato", che si dice potrebbe essere stato scritto otto anni prima ispirato dall'aborto, conseguenza finale dalla relazione con un americano avvenuta nel 1965. Nel 1990 ecco l'uscita di "Insciallah", che in arabo vuol dire: "Sia fatta la volontà di Dio", storia romanzata di alcuni esponenti delle truppe italiane inviate a Beirut nel 1983. Fu quella anche l'ultima volta che la Fallaci ebbe il "privilegio" di seguire le truppe in battaglia. In seguito visse prevalentemente a New York, in un villino situato nell'Upper East Side di Manhattan, a scrivere il romanzo della sua famiglia nel corso dei secoli. Ne interromperà la stesura dopo l'11 settembre 2001, quando avvenne l'attentato alle vicine torri gemelle. Scrisse allora tre pamphlets: furono un grido d'allarme nei confronti dell'Occidente da lei accusato di essere troppo molle verso gli islamici. L'8 dicembre 2005 la città di Milano le conferirà l'Ambrogino d'oro, mentre invece dalla sua città non riceverà mai il Fiorino d'oro, e sarà il suo amico Franco Zeffirelli a depositare il proprio nella bara, dove verranno messe anche tre rose gialle e una copia del "Corriere della Sera" quando: il 15 settembre del 2006 Oriana Fallaci mori in una clinica fiorentina. Fu sepolta nel cimitero degli Allori, accanto alle tombe dei suoi familiari e a quelle di defunti cristiani, islamici, e di altre religioni. La scrittura della Fallaci era ben più di un semplice stile giornalistico, perché tanto sferzante quanto precisa nel mettere a nudo le vergogne spesso impresentabili di una Società impresentabile, tutta presa com'era nelle sue piccinerie. Una Società non in grado di vedere né sentire al di là dei propri interessi spiccioli, spiccioli che altro non sono se non i trenta denari aggiornati alla moneta d'oggi dai Giuda che non hanno un domani perché vivono in un eterno presente composto o decomposto da rivalità e trivialità, meschinità e mediocrità. Oriana aveva denunciato con la sua lucida capacità di giudizio, scevro dal pregiudizio, la mancanza di lucidità di politicanti che per le proprie personali ragioni più che per la ragione per eccellenza: quella di Stato, fingono di non accorgersi di ciò che il nostro Paese è diventato con il suo finto egualitarismo propagandato da pseudo pacifisti che di pacifico non hanno ormai che la pace dei sensi, dato che non vedono-non sentono-non toccano-non annusano il marciume che la nostra Società sempre più emana e che di pace alla fin fine hanno soltanto quella di un buonsenso definitivamente atrofizzato. Oriana Fallaci ci manca perché la sua era una delle poche voci fuori dal coro, una voce stonata perché non allineata e proprio per questo più che lineare nel servire la propria ragione evitando di asservire la propria coscienza a incoscienti privi di scrupolo e di senso morale.   

Antonio Mecca