"Rigenerazione urbana, zona franca fiscale"

Oltre il 22% delle abitazioni italiane è in stato di conservazione mediocre (19,9%) o pessimo (2,2%) in conseguenza sia della vetustà, sia della qualità del manufatto edilizio e dei materiali impiegati (per esempio sono le abitazioni realizzate nel Dopoguerra all'insegna della fretta e del risparmio).

In molti casi, invece di ristrutturare, risulta più conveniente abbattere e ricostruire. Le norme italiane, non solo non aiutano questo processo di sostituzione, ma di fatto lo ostacolano.
Se ne è parlato in questi giorni in un convegno alla Camera dei deputati a Roma, nel quale Assoedilizia ha affermato che per far decollare il processo di rottamazione edilizia (in termine tecnico, appunto, "sostituzione") occorre che la relativa area economica rappresenti una sorta di "zona franca" fiscale consistente in un "pacchetto" di misure per scaturire un forte interesse economico che motivi a interagire su tutti i livelli di intervento, dal promotore, al costruttore, all'intermediario, all'investitore finale. E permetta ampi margini di convenienza per i condomini, il vero scoglio sulla rotta del "processo".
Occorre puntare su una nuova produzione edilizia, non solo per la vendita, ma anche per la locazione. All'interno di questo pacchetto debbono trovare spazio: bonus volumetrici, cioè diritti edificatori premiali; abbattimenti di oneri di urbanizzazione e di contributi edificatori; esenzioni fiscali (sulla falsa riga delle legge Tupini del Dopoguerra) per i redditi degli investitori finali, senza esclusioni di carattere soggettivo (persone fisiche o società), oggettivo (edilizia civile o di pregio) ovvero tipologico (contratti di locazione liberi o agevolati); agevolazioni per le permute e per la monetizzazione del valore della casa; bonus (detrazioni dirette di parte del costo di acquisto) per gli investitori a reddito.
L'intervento edilizio di rigenerazione urbana (riqualificazione o sostituzione degli immobili) ha una duplice valenza: produce in via diretta un'attività economica che incrementa il Pil rendendo le nostre città più competitive, anche a livello internazionale, come motori di crescita; ma permette anche di conciliare la produttività edilizia con il risparmio di suolo.

Da: A. Colombo Clerici