Ripresa: La Lombardia arranca, ma va meglio dell'Italia

L'industria è inchiodata. Crescono l'edilizia e i servizi alle famiglie. Il rapporto 2016 della Banca d'Italia.

L'economia lombarda, pur mostrando una vitalità maggiore del resto del Paese con una crescita del Pil pari all'1,1% nel 2015, sta frenando sia in produzione sia in investimenti a causa del rallentamento del commercio internazionale: Non è un buon segnale – ha dichiarato il direttore della sede locale di Banca d'Italia Giuseppe Sopranzetti alla presentazione del rapporto annuale – per un'economia vocata all'export come quella lombarda.
Fra gli indici positivi, il più rilevante è la ripresa della manifattura, sia pur timida, che continua dal 2014; la produzione nelle costruzioni è tornata a crescere e il ciclo immobiliare è ripartito; la disoccupazione è in lieve calo per la prima volta dal 2011 e l'occupazione in crescita; nel terziario l'espansione dell'attività ha accomunato i vari comparti, mentre le attività legate al turismo hanno beneficiato dell'arrivo  dei visitatori dell'Esposizione universale.
Nel mercato del credito, la prolungata contrazione in atto dalla primavera del 2012 si è arrestata. La domanda di prestiti ha mostrato segnali di recupero e, per le aziende, è tornata lievemente positiva la componente legata agli investimenti. In linea con l'andamento del mercato immobiliare, le erogazioni di nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni sono sensibilmente aumentate. I finanziamenti al tessuto produttivo hanno visto il ritorno alla crescita dei prestiti alle imprese medio-grandi, a quelle della manifattura e alle società più solide. Ma i crediti indirizzati alle aziende più piccole e a quelle valutate come rischiose sono ancora diminuiti.
Le famiglie hanno accresciuto il risparmio finanziario detenuto sotto forma di depositi e di fondi comuni di investimento. È proseguito il processo di riorganizzazione delle banche sul territorio, con la riduzione del numero di sportelli e un aumento del ricorso ai canali digitali. 
In Lombardia, le indicazioni sul primo trimestre del 2016 mostrano segnali di rallentamento sia nell'industria, sia nei servizi alle imprese. Le aziende più dinamiche si sono concentrate nei settori a tecnologia alta e medio-alta, mostrando significativi aumenti del fatturato e delle esportazioni rispetto ai valori pre-crisi. Al contrario, le imprese che operano nei comparti tradizionali e che occupano circa la metà degli addetti alla manifattura stentano a recuperare i livelli produttivi, ancora fortemente ridimensionati. Le prospettive occupazionali restano difficili per i più giovani. 
Le riforme agiscono sul lato dell'offerta ma non incidono sul lato della domanda interna, ad esempio diminuendo il cuneo fiscale per aziende e dipendenti e quindi offrendo maggiori possibilità di spesa alle famiglie.