“Tiremm innanz” ovvero,” Tiriamo dritto”

Il ricordo di un Grande milanese, caduto pochi anni dopo le Cinque Giornate per mano austriaca

Una nota espressione del gergo dialettale meneghino della quale in pochi ricordano la persona che la rese di uso comune.
“Tiriamo dritto”, in una distorta interpretazione moderna, ha assunto il significato di “facciamoci gli affari nostri”, “voltiamo la testa da un’altra parte” ma colui che rese celebri quelle parole, tutto pensò tranne che al suo tornaconto o alla propria incolumità. Ed è anche grazie a quell'uomo se adesso godiamo della nostra libertà. Una libertà troppo spesso data per scontata ma che costò sacrifici, affetti, vite.
Amatore Sciesa non era né si considerava un eroe: termine usato e abusato oggigiorno. Era un abile artigiano; un tappezziere professionale e puntiglioso. Un uomo come tanti con un onesto lavoro e una famiglia. Nel 1851, trascorsi tre anni dalle Cinque Giornate, Il Maresciallo Radetzky emanò un feroce proclama contro la diffusione di propaganda cartacea incitante la rivolta. Questo non intimorì i milanesi che proseguirono imperterriti nell'affiggere manifesti inneggianti alla libertà in tutta Milano.
Con la polizia austriaca costantemente di ronda per la città, divenne necessario trovare luoghi sicuri per radunarsi e discutere; osterie e caffè assunsero la connotazione clandestina di sicuri punti di incontro per i patrioti lombardi.
Il pomeriggio del 30 Luglio, tra i fitti boschi poco fuori Porta Vittoria, Gaetano Assi, ufficialmente di professione tintore e ufficiosamente organizzatore del Comitato Clandestino dell’Olona, entrò all'osteria della Cazzoeula assieme a un uomo di circa quarantanni e lo presentò agli altri affiliati. Tutti ricevettero alcuni volantini da distribuire la notte stessa, con l’ordine tassativo di non attaccarli sui muri ma di spargerli per le strade o sotto i portoni: perdere tempo sarebbe stato troppo pericoloso, considerato il gran dispiegamento di controlli. Amatore, entusiasta, nascose i fogli sotto la camicia, promettendo di compiere il proprio dovere prima dell’alba.
Alcune ore dopo, sotto un violento acquazzone, una pattuglia austriaca, già in allarme per aver trovato intorno a piazza Duomo numerosi manifesti di contenuto reazionario, fermò il Sciesa nella corsia della Lupa (Via Torino) e lo perquisì. Il destino, si sa, possiede un perverso senso dell’umorismo e, ancor prima di iniziarla, Amatore aveva già terminato la sua carriera da patriota. Venne arrestato, processato e, tre giorni dopo, fucilato. 
L’ultima beffa fu un errore di trascrizione del suo nome che per anni venne tramandato come Antonio ma grazie al Pollini (Amatore Sciesa, eroe popolano), venne restituito alla storia e a Milano.
Secondo la leggenda, la notte del suo arresto, l’umile tappezziere venne condotto sotto le finestre di casa sua, schiacciato dalla bieca promessa di un rilascio immediato se avesse rivelato i nomi dei suoi complici: moglie e figlio, affacciati e in lacrime, forse l’avrebbero indotto a parlare. Qui avrebbe pronunciato la celeberrima frase “Tiremm innanz”. In realtà, sempre sotto il medesimo ricatto in cambio della salvezza, la pronunciò poco prima dell’esecuzione. Una mera speculazione storica che non cambia i fatti. Amatore Sciesa ebbe l’opportunità di scegliere tra la libertà e la morte; tra il cuore e il dovere. Distinse nettamente il vivere dal sopravvivere, scegliendo infine la vita per se stesso e per tutti noi. Ci regalò i suoi trentotto anni e la nostra attuale serenità.
Questo piccolo ricordo di quell'uomo immenso, auspica di rimembrare ai milanesi che tirar dritto non significa farsi gli affari propri, coprendosi gli occhi quando la realtà non ci aggrada. Implica l’esatto opposto. A dispetto della tranquillità personale, dei compromessi morali e dell’inerte individualismo dilagante, la vera libertà può sopravvivere soltanto con gli occhi sempre bene aperti, attribuendo, in ogni caso, una maggior importanza agli altri che a se stessi.
La speranza di un futuro migliore non può essere barattata con un presente mediocre. Così Amatore ci ha insegnato a lottare per la libertà. Così noi dovremo sempre vivere.
Riccardo Rossetti