Uno zoo alla rovescia

Di recente, ho affrontato una discussione sui soldi pubblici spesi a causa della nostra secolare insofferenza verso le regole; un’insofferenza squisitamente italica, dato che solitamente siam subito pronti a lanciare indignati moniti contro coloro che contravvengono la legge ma rimaniamo sbigottiti dall'estremo rigore dell’ordine costituito, pretendendo a gran voce elasticità, quando siamo noi ad esser colti in castagna.
Il tutto è partito dalla situazione delle piste ciclabili a Milano: molti ne lamentava la poca sicurezza. Non ho potuto dar loro torto per quanto riguarda il nostro modus vivendi, dove la propria incolumità è a rischio ovunque, sia per strada che sul marciapiede, ma se rapportato ad una buona fetta di Europa, quantomeno risibile per non dire di peggio.
Prendiamo Amsterdam e Berlino come esempi: chiunque le abbia visitate, avrà notato che le piste ciclabili sono semplici strisce di vernice sulla strada, quasi sempre senza guard rail o muretti che le delimitino. Le automobili stanno da una parte, le biciclette dall'altra. E nessuno sconfina mai. Qui da noi, per non far parcheggiare le auto sulle ciclabili e per tenere al riparo i ciclisti, siamo costretti a separarle per tutto il percorso con muretti o siepi, adoperando anche un cemento di colore diverso per distinguerle nettamente.
Per anni, in Viale Abruzzi, varie amministrazioni hanno tentato in tutti i modi di non far parcheggiare o viaggiare le macchine sulla preferenziale tratteggiata ai lati della strada: non c’è stato verso. Alla fine, si è dovuto ricostruire tutto daccapo, isolando nel mezzo del viale la preferenziale. Qualcuno ancora ci viaggia ma, per palesato impedimento logistico, almeno non può parcheggiarci.
Quando i clienti di un famoso locale di Viale Montenero, son diventati sempre più numerosi, riversandosi in massa nell'adiacente giardinetto, un vero e proprio fazzoletto di terra, gli abitanti del quartiere si sono giustamente lamentati per i bivacchi notturni. La soluzione? Recintare quel minuscolo ma caratteristico scorcio di Milano, imprigionandolo e soffocandolo dietro le sbarre.
Gli esempi si sono moltiplicati, sfociando spesso in battute: Come si riconosce un italiano in nord Europa? E’ quello immobile davanti all'attraversamento pedonale perché ha paura di morire” oppure” E’ quello che ringrazia l’automobilista che l’ha lasciato attraversare sulle strisce pedonali”. Ma infine, tra il serio e il faceto, è emersa un’unica e amara constatazione: come in uno zoo alla rovescia siam costretti a chiuderci fuori dalla nostra stessa città per salvaguardarla da noi stessi.
E l’ulteriore beffa, è che preferiamo continuare a litigare tra noi in cerca della ragione (tassisti contro automobilisti; automobilisti contro ciclisti; ciclisti contro pedoni; e pedoni contro tutti), accettando di buon grado che fiumi di denaro pubblico vengano sperperati a causa nostra, piuttosto che fare un passo indietro e cominciare a vivere nel rispetto degli altri.
Riccardo Rossetti