Serata in memoria di Nelo Risi

Alla Casa della Cultura si ricorda il grande poeta scomparso.

Strano destino professionale quello dei due fratelli Risi: entrambi laureati in medicina, nessuno ha mai esercitato. Dino diventerà un grande regista e anche Nelo preferirà allo stetoscopio  la macchina da presa. E la penna. Pur avendo all’attivo films, telefilm e cortometraggi Nelo Risi è ricordato soprattutto per la sua opera poetica. Una poesia impegnata, soprattutto la produzione degli anni ’70, mai vista come sola evasione o vezzo intellettuale; forse anche per questo sono opere che rifuggono ogni ermetismo, ogni aristocratica chiusura, dove “il detto prevale sul non detto” come ha commentato Giovanni Raboni .
Versi raffinati, di un poeta intellettuale che è stato anche traduttore di grandi autori, a partire dai suoi amati francesi (Baudelaire in primis e Celine tra i prosatori), ma anche Kavafis e Sofocle.
Alla Casa della Cultura è stato ricordato il grande milanese scomparso lo scorso settembre, con Maurizio Cucchi (amico personale di Risi sul quale aveva scritto la tesi di laurea) che introduce la figura di questo poeta sottolineando la sua  “grande lucidità intellettuale  e straordinaria bravura stilistica nel comporre versi limpidi”.
Ricorda soprattutto “Dentro la sostanza” e “Di certe cose che dette in versi suonano meglio che in prosa”, fondamentali per capire il senso della realtà del nostro paese negli anni ‘60 e ‘70.
Mirabile è come il poeta, in senso antiretorico, riesca a  mescolare l’alto e il basso dell’ attività poetica senza fare della figura del poeta un ideale assoluto.
Andrea Kerbaker si è soffermato invece sull’uomo raccontando la differenza con il fratello Dino, l’autore de “ Il sorpasso”, che una volta definì  Nelo “il fratello serio” .Nel finale, dopo che la poetessa Lucrezia Lerro ha recitato alcune poesie di Risi, sono state proiettate la sequenza iniziale e finale di “Storia della colonna infame”. 
Ruggero Biamonti