Stefano Rodotà, un maestro di civiltà

Cordoglio alla famiglia di Stefano Rodotà dalla Redazione di Vivere Milano, ricordiamo l’uomo delle battaglie dei diritti, del “diritto ad avere diritti” di Arendtiana memoria.

Impegnato nella vita pubblica con passione e sostenitore del punto di vista laico nei grandi temi dello Stato. Difficile etichettarlo o incasellarlo in uno schieramento politico: è stato radicale, poi indipendente di sinistra, infine movimentista senza casacca. E’ stato un intellettuale di valore, ma soprattutto, fino alla fine, un uomo libero. Appassionato di letteratura esplorata in lungo e largo nella biblioteca del nonno a Cosenza in particolare di Balzac e della sua Comedie humaine, curioso e umile . Dignità, vita e regole, bioetica, diritti, privacy, tecnopolitica, sinistra, le parole del suo dizionario autobiografico. I diritti, individuali e sociali, in particolare, sono i temi di una vita come misura della qualità di una società, la laicità dello Stato, i valori della Costituzione, da far conoscere e da preservare, il rapporto tra Stato e Chiesa, quello tra democrazia e religione, la libertà di stampa, la lotta al mercato come legge naturale e alla riduzione all’economia di tutte le relazioni sociali, alla sproporzione proprietaria come motore delle disuguaglianze che schiacciano qualunque idea morale di solidarietà, l’urgenza di forme di controllo, il legame stretto tra diritti fondamentali e beni necessari alla loro attuazione, la riscoperta dei beni comuni (dall’acqua alla conoscenza) il loro uso sociale, la costituzionalizzazione della persona. "Mi mancherà un collega mite, un maestro di quelli d'altri tempi, il cui sguardo era proiettato nell'avvenire. Ce ne fossero di giovani anagraficamente, ma giovani intellettualmente come Stefano Rodotà" dice di lui il suo compagno di strada Zagrebelsky. Mancherà a tutti noi che vogliamo ricordare nel congedarci da lui la sua speranza di divenire “democratici adulti”, cittadini che hanno fame e sete di partecipazione e che hanno voglia di rivitalizzare la democrazia.

Giusi De Roma