PRIMA DI STARBUCKS ERA “IL GNOCCHI”

E siamo giunti al quinto caffè Gnocchi che aprì i battenti nel 1876 in Galleria Vittorio Emanuele verso Piazza della Scala: un locale enorme dove si poteva mangiare, bere e trascorrere lietamente le serate ascoltando i concerti eseguiti da un’orchestra composta unicamente da belle signore viennesi, formatasi nel 1873. Un caffè Gnocchi ben diverso per il genere di clientela da quello della vecchia Galleria De Cristoforis; non più artisti passionali e letterati eccentrici ma dame eleganti e gentiluomini impettiti. Soprattutto questi ultimi che si accalcavano ogni sera di fronte al caffè, non spinti tanto dal sacro fuoco della musica, quanto dal desiderio di ammirare le bellezze germaniche d’oltralpe: molte delle quali, a voler ben vedere, proprio teutoniche non erano, considerata lo spiccata cadenza lombarda.
Ma questo caffè Gnocchi merita una nota di riguardo per ciò che accadde nella piovosa serata del 21 agosto 1880. Davanti ad una torma di gente incuriosita, quattro lampade ad arco Siemens, piazzate ai quattro angoli del locale ed alimentate da un motore a gas, si accesero, irradiandolo con la propria luce per un paio d’ore, ben tre anni prima che l’illuminazione elettrica si diffondesse nel resto di Milano. Il proprietario di allora, Angelo Pedrazzini, invitò numerosi cronisti per documentare l’evento: i pareri furono discordanti e contradditori, generando parecchie polemiche ed ironie tra i giornali di allora, soprattutto tra El Tranvai e Il Pungolo, accusato di aver cambiato opinione, inizialmente sfavorevole, solo per le cospicue libagioni offerte al suo direttore dal Signor Pedrazzini.
Battibecchi a parte, il caffè Gnocchi di Galleria Vittorio Emanuele era entrato ormai a pieno diritto nella storia perché fu il primo edificio in città ad essere illuminato stabilmente da luce elettrica.
Trascorsi un paio di anni il locale assunse il nome di Birreria Gambrinus (fantomatico coppiere alla corte di Carlo Magno che creò la birra a base di malto e luppolo) e tale rimase fino al 1915, anno in cui l’Italia entrò in guerra contro la Germania. Per motivi etici e non solo, l’ormai ex, ex caffè Gnocchi divenne Grand’Italia, sopravvivendo anche al secondo conflitto mondiale; agli orrori ed alla devastazione dell’agosto del ’43.
Ricostruita la Galleria, il Grand’Italia fu il solo a riprendere la tradizione dei concerti ma le nefandezze del ‘900 avevano spazzato via un’epoca ed il tempo della musica condivisa che allietava, riuniva ed avvicinava i milanesi, era ormai terminato.
Fu una breve parentesi. Nel 1949 apriva le porte ai milanesi la libreria Rizzoli e, grazie al cielo, ancora c’è: vista la pletora di esercizi commerciali sospesi tra l’inutile e il futile che ci circondano, ci è andata bene.
Riccardo Rossetti