Una cloaca a cielo aperto

Ben vengano gli eventi, ma noi viviamo di quotidianità

Dal 2014 giornali e forum locali denunciano l’insostenibile situazione di degrado che affligge la zona Monforte. I residenti, radunatisi in comitati, più e più volte hanno chiesto aiuto alle istituzioni. Paternalistichee promesse; vacui proclami e un dossier consegnato al Sindaco non hanno mutato lo stato delle cose. Ci riproviamo dalle pagine di Viveremilano con un approccio più diretto, citando alcuni episodi alquanto illuminanti.
Acquisto un paio di quotidiani all'edicola di piazza Tricolore; la gentile signora che da anni la gestisce mi riferisce che ogni mattina deve ripulire gli escrementi e l’urina dei mattacchioni, perennemente sbronzi, che bazzicano nel quartiere. Dopo il danno, giunge puntuale la beffa e alcuni tra questi si presentano spesso da lei, cartone di vino in una mano e cellulare nell'altra, chiedendo prepotentemente una ricarica telefonica gratuita.
La mia compagna si trova in una banca di Viale Premuda; mentre è seduta ad attendere il suo turno, volta la testa in direzione della grande finestra alle sue spalle e sgrana gli occhi. Un uomo sta urinando proprio dietro di lei con solo un vetro che la separa dall'osceno idrante.
Una residente di Corso Indipendenza riferisce che tra gli individui che gravitano in pianta stabile nei giardinetti, concimando premurosamente con le proprie feci le aiole circostanti, ve ne sono alcuni che preferiscono liberarsi nell'area giochi per i bambini, prediligendo il colorato scivolo.
Sempre in Corso Indipendenza, ho personalmente avuto modo di ammirare una corpulenta signora poco distante da me che, dopo essersi spostata sul ciglio del marciapiede, ha sollevato il variopinto gonnellone, si è chinata in avanti, e ha innaffiato cospicuamente la portiera, maniglia inclusa, di un’automobile parcheggiata.
Questa è la situazione. Sordidi individui che ingurgitano alcolici a getto continuo, si aggirano da anni per le vie della Vecchia Porta Monforte, marcando il territorio con la propria urina, e non solo, come i grandi felini nella savana.
Devo domandare scusa ai lettori se questi esempi appaio oltremodo crudi e disgustosi ma è purtroppo questa la realtà con la quale i residenti convivono da anni; disgustosa.
Non occorre cercare reconditi significati di accoglienza o intolleranza tra queste righe perché non ve ne sono. Il protagonista è il grande assente: il decoro.
Inutile anche tentare di affibbiare la responsabilità ai nuovi poveretti che fuggono dalla miseria e dalla guerra perché i soggetti in questione, dai tratti nettamente caucasici, vivono qui da un bel po’.
Intanto, le istituzioni decantano la moda, il design e altri eventi più o meno frivoli e troppo spesso ridicoli, celebrando il superfluo a dispetto dell’indispensabile. Tuttavia, per quanto i milanesi siano entusiasti del rilancio della propria città dopo anni di oblio, non vivono di eventi; vivono di quotidianità. E se la loro quotidianità assomiglia ad una cloaca, sorge spontaneo domandarsi perché l’attuale amministrazione continui a sottovalutare un problema, comune a molte altre zone cittadine, che condurrebbe a un inevitabile suicidio politico, potenzialmente in grado di alimentare ancor di più l’intolleranza già troppo diffusa e di spianare la strada a gruppi o movimenti xenofobi di cui Milano, l’Italia e l’Europa non sentono la mancanza.
Riccardo Rossetti