Cuor di librai: Claudio Oxoli e Salvatore Lombardo della Lirus

Da 24 anni animano la grande libreria di via Vitruvio, punto di riferimento per (almeno) due generazioni di lettori.

Per Claudio Oxoli, titolare della Lirus, la ricorrenza è di quelle che non si dimenticano facilmente: 50 anni di lavoro, trascorsi a fare il libraio. Una ventina di questi condivisi col suo braccio destro, un altro libraio di lunghissimo corso, Salvatore. È raro incontrare una persona che, dopo aver operato per un periodo così lungo nello stesso settore, sia ancora piena d’entusiasmo e passione per il proprio lavoro: Cinquant’anni di questo lavoro sono tanti. Sono più di una vita. Ho iniziato in corso Buenos Aires, all' ‘Emporio del libro’,  avevo 13 anni. Poi sono passato per 21 anni alla libreria del Corso e da 24 anni sono titolare qui alla Lirus. Crediamo nel nostro mestiere, nella carta stampata e nel rapporto con la gente ci racconta Oxoli, con un certo trasporto.
Ma ha ancora senso parlare, selezionare, leggere, consigliare e vendere libri cartacei nella società della realtà aumentata e dell’istruzione che passa attraverso i social network, gli e-book e i siti che permettono pressoché a chiunque di auto-pubblicarsi e distribuire il proprio libro a costo zero (o quasi) attraverso la rete? Il libro rilegato è destinato a trasformarsi in un feticcio per individui nostalgici e ostili al progresso o uno strumento tuttora indispensabile di approfondimento e trasmissione della conoscenza? Siamo andati alla Lirus proprio per scoprirlo.

Come descrivereste la figura del libraio nel 2015?

Claudio: Come un professionista che sa comprendere la sua clientela, chi gli sta di fronte. Quest’empatia è possibile solo dopo anni di esperienza di bottega. La mia dura da 50 anni, quella di Salvatore da 40. I nostri clienti sono molto esigenti. Non possiamo permetterci errori. Non consiglieremmo mai un libro a caso, o senza averlo letto e discusso tra noi. Ci sono luoghi strategici della libreria dove il lettore sa che potrà trovare il “suo” libro. Difficilmente sbagliamo l’abbinamento tra il cliente e il libro.

Salvatore: Bisogna smitizzare la figura del libraio, depurandola dagli aspetti più letterari. È un lavoro bellissimo, tra i più appaganti in assoluto. Ti permette di incontrare moltissime persone, con cui spesso si cimentano rapporti di vera e propria amicizia. È fondamentale il rapporto diretto con il pubblico. C’è bisogno di chi possa professionalmente orientare i lettori, in un panorama editoriale sempre più confusionario. Per questo resistiamo e per questo ci chiedono di andare avanti. Stimiamo tutti i nostri clienti, ciascuno con il suo personalissimo percorso di lettura. Le nostre classifiche settimanali e annuali contengono titoli che non si trovano facilmente in giro, nelle classifiche normali. Abbiamo creato un rapporto di reciprocità e fiducia con i lettori, che sono tra i primi a segnalarci i libri più significativi.

Quanto è importante coltivare la passione per la lettura fin da piccoli?

Claudio: È importantissimo. Il bambino non può scegliere da solo e acquistare. Bisogna conquistare la fiducia della madre, si crea un rapporto confidenziale tra il genitore, noi e il bambino. In 24 anni di attività ci è capitato spesso di seguire clienti dal primo libricino cartonato al best seller che vengono a scegliersi da adulti.

Salvatore: Secondo le ultime statistiche il settore bambini è l’unico ad avere dati positivi. È importantissimo incentivare la lettura del libro cartaceo, abituare il bambino ad avere in mano l’oggetto libro, stimolarne la fantasia e la capacità di scrittura. Siamo molto soddisfatti, ci inorgoglisce veder crescere i nostri lettori, dalla scuola primaria alla maturità.

Pur non rinnegando la propria identità laica, Lirus ha deciso di raccogliere un’importante eredità.

Claudio: Dopo la chiusura della libreria Don Bosco, siamo stati in grado di intercettare l’esigenza dei lettori più attenti e interessati a tematiche religiose, spaziando dai titoli più propriamente pensati per le parrocchie fino a importanti testi di carattere spirituale e religioso di caratura nazionale. Una scelta molto oculata, operata prima di tutto per solidarietà nei confronti della ‘Don Bosco’ e di chi là lavorava, anche attraverso l’assunzione qui da noi di una persona estremamente competente e in grado di gestire al meglio un ambito piuttosto complesso.

Milano è una città letteraria? Qualche autore e qualche titolo imprescindibile sulla nostra città.

Claudio: Ogni angolo di Milano si presta a essere descritto in un libro, Stazione Centrale compresa. Fra gli autori mi viene in mente Maurizio Cucchi, uno dei maggiori poeti milanesi viventi. Qualche anno fa ha scritto un libro bellissimo, 'la Traversata di Milano’, in cui, tramite una serie di passeggiate, visita alcuni luoghi topici della città e ne narra la storia. La scrittura è quella di un poeta e di una persona che ama moltissimo la propria città. Non possiamo di certo dimenticare la scuola di giallisti milanesi, giovani e meno giovani (come Crapanzano), che devono molto del loro successo al padre della letteratura gialla di ambientazione, Scerbanenco. Altri importanti riferimenti in tal senso sono De Angelis e Olivieri.

Salvatore: Non vogliamo creare delle false classifiche di gradimento dei libri. In questo momento, notiamo come piaccia molto il giallista Crapanzano, che scrive in maniera semplice e scorrevole.

Come vi siete organizzati per affrontare al meglio Expo? Ci saranno eventi correlati?

Salvatore: Abbiamo deciso di tener aperto sempre, anche alla domenica, per dare un servizio ai visitatori di Expo e agli abitanti del quartiere. Siamo in una zona importante, vicino alla Stazione Centrale e a numerosi alberghi. Potenzieremo poi libri e altri prodotti (guide, cartine, libri in lingua e souvenir artigianali) legati all’Expo e all’Italia. Abbiamo organizzato, lo scorso 18 Aprile, un incontro con monsignor Bressan, autore di un pamphlet in una collana di titoli che hanno come riferimento l’alimentazione. Ci saranno comunque una serie di attività e incontri continui, fino a Ottobre.

Un libro da portare sotto l’ombrellone

Claudio: ‘Chiederò perdono ai sogni’, edizioni Keller. Si tratta di un romanzo verità, su un personaggio legato alla storia irlandese. 
Salvatore: Epistola a Tiberio’ di Renato Carlo Miradori, un romanzo storico ambientato a cinque anni dalla morte di Cristo. La tematica della morte è trattata con una qualità di scrittura e con uno stile simile a quelli dell’inchiesta, tanto da rendere il libro assolutamente avvincente e stimolante.
Nicolò Canziani