LA RESISTENZA DELL’ORTICA

Secondo un recente articolo del Corriere della Sera, a Milano hanno chiuso 752 negozi in 12 mesi.

La mancanza di negozi di prossimità è un problema e penso che la stagione dei centri commerciali sia finita. Con queste parole il sindaco-manager Sala ha rassicurato la Presidente del Municipio 3, Caterina Antola, che lamentava il deserto di piccoli esercizi commerciali nella relativa periferia. “C’è già molto e non c’è la volontà di promuoverne altri”. Prosegue poi il Sindaco, riferendosi alla possibile apertura di nuovi centri commerciali.
Sua è la giunta che ha reputato etico consegnare l’intero palazzo delle poste di Piazza Cordusio nelle mani di Starbucks e che ha spalancato le braccia alla Apple, alla faccia dell’eroico Cinema Apollo, consentendogli di trasformare uno spazio pubblico come Piazza Liberty in una vetrina commerciale per i propri prodotti.
Intendiamoci: con l’opposizione a Palazzo Marino le cose non sarebbero andate diversamente. La spersonalizzazione di Milano ha radici ben più profonde. Il colore e l’ideologia politica sono state svendute da tempo ad oligarchici poteri che dietro alla fiaba del “siamo qui per contribuire agli interessi della comunità” accrescono i propri profitti; un ossimoro che risuona assurdo e fastidioso quanto “un egoista filantropo”. Basti guardare al nostro centro storico con la Galleria Vittorio Emanuele, vissuta per più di un secolo come una seconda casa dai milanesi e ora trasformata in un griffato centro commerciale, disciplinato da orari da negozio: dopo una certa ora tutta l’area assomiglia a una zona smilitarizzata. Ma la Galleria, “unisce tutti. È di tutti”. Così, sempre Sala ha dichiarato durante le celebrazioni per 150 della suddetta. Una cena di gala in grande stile, con menù di Cracco tenuto nascosto fino all’ultimo minuto (non ci dormivo la notte), e dessert preparati della pasticceria Marchesi-Prada. Il tutto per il costo di 500 euro a persona con ricavi devoluti in beneficenza alla Caritas. Invitati della serata, sempre a quanto hanno riportato alcuni giornali (e qui si è sfiorata la cretineria), personalità del business, della fashion, del food e… “ma va da via il cool”.
Questo credo abbiano pensato i residenti del quartiere Rizzoli e dell’Ortica, di cui la presidente Caterina Antola s’è fatta portavoce, con in mano soltanto l’unica equazione che conti; senza i piccoli negozi non esiste il quartiere e senza i quartieri non esiste Milano. I nostri amministratori ci sono arrivati un po’ tardi.
All’Ortica in particolare, oggi riportata come esempio di rinascita delle periferie, ne hanno viste di tutti i colori. I suoi abitanti resistono alla tracotante spinta del progresso da più di un secolo e mezzo, fin da quando gli piazzarono la ferrovia in casa isolando il quartiere dal resto del mondo. Sono sopravvissuti agli impietosi bombardamenti e ai grandi ipermercati che per anni si son mangiati il lavoro di tanta gente onesta. Sono, e sono sempre stati, la storia pulsante di questa città. Di loro hanno scritto e ne scriveranno ancora perché saranno qui per riaprire le loro piccole botteghe anche dopo che i grandi interessi commerciali avranno fatto terra bruciata di ogni singolo aspetto della vita umana e non saran nemmeno degni di memoria. Saranno qui per far ripartire ancora una volta Milano.
Riccardo Rossetti