Con la fine di febbraio la libreria Feltrinelli di piazzale Corvetto cesserà l’attività.

La cosa si è prestata alle più varie considerazioni e anche a qualche strampalato commento giornalistico, probabilmente frutto più del pensiero, che della verifica sul campo.

In tale contesto, poi, è ritornata ancora una volta alla ribalta la più ampia e irrisolta questione delle periferie, forse perché, anche qui, affrontata più con il pensiero, che con il concreto sporcarsi le mani. Ma, tant’è. Di fronte alla chiusura della libreria Feltrinelli anche il centro culturale Insieme ha preso posizione, raccogliendo firme su una petizione da inviare alla Società proprietaria della libreria affinché receda da questo proposito. Però, sappiamo tutti che le logiche contabili non presteranno molta attenzione alle richieste di qualche centinaio di cittadini di periferia. Il rischio, anzi, la quasi certezza, visti i precedenti, è che tutto si risolverà nelle solite “grida manzoniane”, in attesa che il prossimo fatto di cronaca – del Corvetto o di qualche altro quartiere periferico – venga sbattuto in prima. Alla comunità cittadina, ai suoi amministratori, anche a quelli futuri:  com’e possibile che il benessere sociale e culturale di una zona della città possa dipendere sostanzialmente da scelte di target e budget decise in uffici dove è solo la contabilità a farla da padrona? Di conseguenza,  dobbiamo ormai ritenere irreversibile questo “metodo” per risolvere le situazioni? Dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose, lasciare che i quartieri di periferia vengano sempre considerati periferia, “altro” dal centro della città?
Lo chiediamo senza presunzione, ma con fermezza e convinzione, anche in virtù delle iniziative culturali che da anni il centro culturale Insieme promuove e offre al Corvetto con un costante impegno. 
Perché quando c’è il Teatro alla Scala da “salvare” o qualche altra istituzione culturale di prestigio si fa di tutto, giustamente. Invece, quando è qualche realtà periferica a rimetterci le penne, ben che vada si fa la conta delle iniziative scomparse, dei “defunti”. 
Perché non iniziare a occuparsi delle centinaia di realtà presenti, “vive”, che si impegnano quotidianamente, contandole e conoscendole (perché l’ignoranza della classe dirigente cittadina su quanto realmente esiste nelle periferie è abissale). Queste realtà resistono grazie a persone appassionate, malgrado la sostanziale trascuratezza delle istituzioni e della politica, costituendo un baluardo di fronte alla disgregazione sociale.  
Siro Pestoni