Contro la droga non serve chiudere le fontanelle.

Siamo tornati indietro di 40 anni, quando per combattere il fenomeno dell'eroina qualcuno pensò di chiudere le fontanelle dei giardinetti.

Così i “tossici “ non avrebbero più potuto utilizzare l'acqua “in modo improprio e abbandonare nelle vicinanze siringhe e altri materili pericolosi”. Questo virgolettato si legge nella delibera n.76 della giunta del Municipio 4 del 13 aprile scorso, con la quale viene richiesto al settore verde e Agricoltura del Comune la chiusura della fontanella in via Monte Popera, come ha già fatto il Municipio 4, con la delibera del settembre 2016, per quella vicino ai giochi dei bambini in via Rogoredo nello scorso settembre. La chiusura è temporanea, fino a quando “le autorità di pubblica sicurezza e le altre istituzioni responsabili non riusciranno a intervenire definitivamente contro il dilagare dello spaccio e del consumo di stupefacenti nel quartiere”. Comprendiamo le preoccupazioni e il disagio degli abitanti di Rogoredo e Santa Giulia, che si ritrovano a convivere con spacciatori e consumatori anche nelle vicinanze delle scuole dei loro figli, ma dall'istituzione a loro più vicina, il Municipio, ci saremmo aspettati un altro tipo di intervento. Forse una riflessione più ampia fatta in Commissione o in Consiglio, e non solo tra i quattro componenti la giunta di Municipio, avrebbe sortito una proposta meno semplicistica. Per esempio una serie di incontri con rappresentanti di comunità di recupero, sociologi e forze dell'ordine impegnate nel settore, per capire il ritorno di un tipo di tossicodipendenza (“il buco”, come si chiamava) di cui non si parlava più da anni. Comprendere il perché di questo tragico ritorno al passato e come fronteggiarlo aiuta i genitori di oggi molto di più della chiusura di una fontanella, che noi, genitori di ieri, possiamo testimoniare che non serve neanche a ridurre il problema. 
Lucio Oldani