Porta Vittoria

Un libro risveglia il progetto Beic

La Beic, la Biblioteca europea di Milano come struttura fisica è ancora solo un progetto. 
La crisi economica blocca la realizzazione del grande edificio nell’area destinatale dell’ex stazione di Porta Vittoria, che è rimasta terreno incolto, e prossimamente a verde, a salvaguardia di una possibile futura realizzazione, o comunque contro l’assedio dei troppi nuovi edifici, che la soffocano. Un libro appena uscito,  Beic - la Biblioteca europea di Milano. Vicende e traguardi di un progetto, rinverdisce quella speranza e parla del traguardo raggiunto. A scriverlo il professor Antonio Padoa Schioppa, che della Fondazione Beic, di cui fanno parte l’Università degli Studi e il Politecnico di Milano, è il presidente. L’idea del Progetto è una grande biblioteca di nuova concezione, contemporaneamente fisica e digitale, interdisciplinare,  con classici sia della cultura umanistica che scientifica europea dall’antichità al presente, e multimediale
A esempio la possibilità, grazie al Teatro alla Scala, di ascoltare celebri esecuzioni d’opera e al contempo, leggerne lo spartito, o raccogliere i dipinti di un  famoso pittore, sparsi nei musei, in un’unica grande galleria. 
La parte digitale infatti è stata realizzata: già 6mila volumi, che presto raddoppieranno, sono usufruibili e di libera consultazione in rete, con connessioni da tutto  il mondo. 
Invece l’infrastruttura Beic, la grande Biblioteca “public library” a scaffale aperto e  di libero accesso, simile a quelle recenti o in via di costruzione in vari Paesi, è ancora un sogno. 
L’avevano caldeggiata nel 2000, personaggi come Magris, Calasso, Sergio Romano, il quale aveva detto che anche il quartiere sarebbe così diventato più attraente. Peccato che nel frattempo l’ex scalo ferroviario, pur così vasto, è stato letteralmente massacrato da massicce (e brutte) costruzioni, che, insieme a un parcheggio auto, hanno ridotto drasticamente lo spazio a verde, che pure era garantito. In questa situazione non ci sentiamo più di sostenere in quell’area un’ulteriore cementificazione, per quanto in nome della cultura.  

Grazia De Benedetti