Via Crema, tra creatività e voglia di internazionalizzarsi

Elegante via semicentrale, qui la qualità della vita è elevata. Ma non grazie all’Amministrazione comunale.

Mai sentito parlare di urban knitting? Si tratta di un’arte di strada che consiste nel decorare lampioni, strade e cassonetti, ma anche alberi, con graffiti fatti a maglia invece che con la vernice spray. No, non ci siamo trasferiti in una metropoli del nord europa, stiamo semplicemente passeggiando per via Crema, luminosa strada tra viale Sabotino e Corso di Porta Romana, nel cuore della zona 4. 
Qui, tra stupendi edifici liberty affrescati e balconi addobbati con eleganti sculture di animali selvatici, che anche il più distratto dei turisti non potrebbe fare a meno di notare, gli esercenti della via si sono uniti per decorare e abbellire alberi e lampioni. Un’iniziativa lodevole, che non sarebbe stata possibile senza un accordo tra le principali attività commerciali della zona.
“Siamo molto uniti e coesi tra noi” ci racconta la Signora Erika Bixio de “Lelefante con le ghette”, negozio che, da settembre 2012, si trova in via Crema 14. La Bixio elogia il tentativo di riqualificazione della zona, attuato attraverso molteplici iniziative dei negozianti. Il risultato? Un incremento del pregio commerciale della via, che ha raggiunto un livello medio alto. “I pregi di questa strada sono la tranquillità, l’alberatura e la luce; un difetto è che sia percepita come via secondaria rispetto alla principale via Sabotino” - precisa la signora Bixio, che lamenta anche qualche spiacevole episodio di furto, nonché un tentativo di rapina ai danni suoi e delle due socie. La microcriminalità è piuttosto diffusa, come riferitoci anche da altri negozianti. L’intervento della polizia però è stato puntuale ed efficace. Nessun problema, nell’opinione della Bixio, per viabilità e parcheggio, che si trova agevolmente, pur se a pagamento. Le ultime battute sono su Expo 2015, evento che lascia sperare in un maggiore afflusso di clienti, soprattutto stranieri.
Guido Maiocchi, di ‘Onfuton’, arredamento ecologico, da 25 anni in via Crema, proprio di fianco ‘Lelefante con le ghette’, concorda con la sua vicina circa la riqualificazione del quartiere, avvenuta grazie all’installazione di nuove aiuole. Ci tiene a sottolineare la bellezza architettonica della via, ma, come la collega, lamenta la secondarietà della zona, rispetto alle più in vista via Sabotino e corso Lodi. I pregi? Il verde e la bellezza dei palazzi (in particolare, aggiungiamo noi, di quello in stile liberty dove si trova il negozio), ma non mancano le criticità: “Ci troviamo in una via secondaria e, in questo periodo di crisi, si fa fatica a sopravvivere” ci confida Guido.
Alquanto critiche le opinioni di alcuni negozianti sull’operato del Comune di Milano, che, per dirne una, si è limitato a creare dei recinti di sabbia, tra il cemento, sui marciapiedi. Un’opera lasciata incompiuta. Le caratteristiche aiuole si sono ben presto trasformate in latrine per cani a cielo aperto. Proprio da qui parte il racconto della signora Franca Pateti, da 31 anni titolare della gioielleria Maestro Orologiaio: “Abbiamo dovuto provvedere di nostra iniziativa, pagando anche più di mille euro, per cercare di mettere quattro piantine nei recinti. Spartitisi i fondi, il Comune se ne è disinteressato. Le beole, a esempio, abbiamo dovuto metterle noi, di notte”. Tra l’altro, a causa delle complicanze burocratiche, l’opera di decorazione su alberi e lampioni è stata fatta di nascosto. Per la Pateti, le aiuole hanno solo sottratto spazio al parcheggio delle auto sui marciapiedi, rendendo la sosta davvero problematica: “[…] Meglio quando si potevano posteggiare le macchine - chiosa la signora Franca. - Queste aiuole sono servite solo per far fare cassa al Comune, con le multe irrogate dagli ausiliari del traffico”.
Il parcheggio lungo la via continua a essere un problema spinoso, come apprendiamo da Alessandro Zoccali, giovane dinamico ed elegante, proprio come lo store Alessandro  che gestisce al civico 4 di via Crema: “I parcheggi sono un tasto dolente. Ci vorrebbe molta più elasticità nella gestione delle multe e un approccio più europeo. Area C, per esempio, la toglierei. Invece di abbattere l’inquinamento, è stata inutile e ha creato più danni che altro. La logica repressiva sul traffico non funziona, bisognerebbe prima di tutto migliorare i servizi comunali, ad esempio estendendo il car sharing anche a chi non è di Milano”. 
A meno di due mesi dall’inizio di Expo, ci interessava continuare a tastare il polso ai negozi di vicinato, per comprendere se la grande fiera mondiale possa essere effettivamente un’interessante opportunità di “business”. Troviamo un appassionato interlocutore sempre in Alessandro: “[…] In occasione dell’Esposizione universale, avvierò delle collaborazioni con delle aziende di food, per lanciare il food street-wear, in sintonia con la tematica di Expo. Bisognerebbe assolutamente migliorare i trasporti, per contenere i disagi del traffico urbano, per “far respirare” chi ha la macchina e entra in Milano tutti i giorni”. Ci congediamo da Alessandro, non senza avergli prima strappato una dichiarazione d’amore per via Crema: “Sarei davvero felice di vivere qui. È una via tranquilla, un’ottima zona dove ci sono ancora angoli di verde”.
La pensa invece in maniera diametralmente opposta Stefano Costantini, dal 1984 presente in via Crema al civico 8, con la 'Costantini Art Gallery': “Continuo qui la tradizione di famiglia, dopo quasi un trentennio in cui l’impresa è stata guidata da mio padre. Il quartiere è molto cambiato negli ultimi anni. Con l’arrivo della Metropolitana, le cose sono notevolmente migliorate e anche il tenore di vita si è elevato. La città però non è affatto pronta per ospitare il prossimo Expo, che non comporterà nulla per la maggior parte delle tabelle merceologiche milanesi. I vantaggi saranno solo per servizi, hotel e ristorazione. Mi lasci dire che la situazione della pulizia e dell’igiene è critica. Da questo punto di vista, mi vergogno di essere milanese”.
Concludiamo la chiacchierata con il signor Costantini, discutendo della diffusa percezione di distanza, a volte persino sfiducia, nelle istituzioni, nonché di una mancanza di rappresentatività della classe politica: “[..]Ma è anche colpa mia. Ne sono artefice, perché appartengo alla stragrande maggioranza dei milanesi che, alle ultime elezioni, non sono andati a votare”. 
Nicolò Canziani e Ruggero Biamonti