Periferie, il G124 di Renzo Piano sbarca a Milano

E’ di questi giorni la notizia che il “G124” dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano – dopo Catania, Roma e Torino – avvierà un progetto per il “rammendo” delle periferie anche a Milano, nel quartiere Giambellino-Lorenteggio, per il quale un Protocollo d’Intesa sottoscritto da Comune di Milano, Regione Lombardia e Aler prevede anche investimenti per complessivi 85 milioni per riqualificazione degli stabili, interventi di ecoefficientamento degli edifici pubblici, illuminazione pubblica, avvio d’imprese sociali, sostegno ai soggetti in difficoltà economica e Laboratorio di quartiere.

Dunque, il progetto di “rammendo” delle periferie lanciato da Renzo Piano nel 2014 per avviare un processo di rivitalizzazione concreta di alcune periferie italiane apre la sua seconda stagione con nuovi architetti accompagnati nel ruolo di tutor dagli architetti Ottavio Di Blasi e Marco Ermentini, che hanno già collaborato come consulenti nel 2014 e che quest’anno avranno  la responsabilità di coordinare il lavoro di un’altra pattuglia di giovani architetti.  Come si è arrivati a individuare i quattro ‘finalisti’? Il percorso ha ricalcato quello dello scorso anno, con inserzioni che non facevano alcun riferimento alla specifica attività, per attirare una più genuina spinta a occuparsi di periferie senza la voglia di rincorrere una facile notorietà. Si richiedeva laurea magistrale, esperienza professionale già maturata per qualche anno, anche all’estero. La risposta è stata molto ampia – oltre 400 candidature – che ha portato a una selezione di venti architetti tra i quali sono stati scelti Matteo Restagno, Alberto Straci, Chiara Valli e Francesca Vittorelli. L’intendimento è quello di  operare su situazioni che vadano oltre l’evento sociale, meccanismi più complessi che influiscano veramente sulla vita delle persone. Oggi per le periferie è urgente andare oltre l’assistenza sociale per intervenire in termini di promozione del lavoro e della qualità della vita.  Tutto è quasi pronto per questo secondo anno, che vede tre generazioni al lavoro insieme: quella di Renzo Piano, quella dei tutor e quella dei giovani professionisti che devono farsi carico del futuro del nostro territorio. Imparando da un metodo di lavoro – quello instaurato al G124 – che, a detta di chi lo ha respirato, è fatto di poca accademia, poca retorica e tanto pragmatismo. Perché nelle periferie “si va al sodo”.  E nelle altre periferie? Ci sono tanti “aghi” e molto “filo”, ma Milano saprà utilizzarli o continuerà – come ben fotografato da un’indagine del Centro ricerche Ipsos, ad essere un “operoso alveare, con tante celle che non comunicano tra di loro. Una Milano che non fa fare sistema”? 
Walter Cherubini 
Consulta Periferie Milano www.periferiemilano.it