ALLA SCALA LA PRIMA DI FIDELIO DEDICATA ALLA MEMORIA DI VENEZIANI E KLEIBE

Nell'agosto del 1938 l'Uffico centrale demografico, la famigerata “Demorazza” censì gli ebrei italiani e stranieri presenti nella penisola. I dati furono continuamente aggiornati negli anni successivi, cosicché al momento dell’occupazione nazista, tutti gli ebrei erano schedati, premessa fondamentale per l’individuazione, l’arresto e l’avvio ai campi di sterminio. Nel 1938 il Teatro alla Scala in ottemperanza a quelle infami leggi escluse gli Ebrei ai quali fu richiesto di restituire le tessere di abbonamento e sospese dal servizio anche il grande direttore del coro Vittore Veneziani. Sarà poi Toscanini a imporre il reintegro di Veneziani dopo la Liberazione. Nel mese di dicembre di quell’anno il direttore Erich Kleiber, inviò un telegramma al Teatro con il quale annunciava che non avrebbe diretto il “Fidelio”, poiché non poteva “come cristiano” accettare quanto quelle Leggi infami imponevano. Nel telegramma si legge: “Apprendo in questo momento che il Teatro alla Scala ha chiuso le sue porte ai vostri compatrioti israeliti. La musica è fatta per tutti, come il sole e l’aria. Là dove si nega a degli esseri umani questa fonte di consolazione così necessaria in questi tempi duri e questo soltanto perché essi appartengono a un’altra stirpe o a un’altra religione, io non posso collaborare né come cristiano né come artista. Debbo di conseguenza pregarvi di considerare nullo il mio contratto, malgrado il piacere che avrei avuto di dirigere in questo magnifico  teatro, che rammenta le più nobili tradizioni italiane”.
Non ci furono altri artisti in Italia che appoggiarono la coraggiosa decisione di Erich Kleiber, che agì nell'indifferenza generale, quella stessa indifferenza che ha accompagnato l'emanazione delle leggi antiebraiche e che ha permesso la Shoah.


L'iniziativa di dedicare la prima del Fidelio a Vittore Veneziani e ad Erich Kleiber riveste un grande significato nell'anno in cui ricorre l'ottantesimo anniversario delle famigerate leggi razziste del 1938. 

Esempi e lezioni di vita, quelli di Veneziani e di Kleiber, di cui i nostri tempi hanno più che mai bisogno. TempI caratterizzati da una sorta di acquiescenza e di anestetizzazione delle coscienze.Abbiamo uno strumento importante per risvegliare le coscienze e sconfiggere apatia e indifferenza: La cultura, la cui importanza  è solennemente sancita nell'articolo 9 della nostra Carta Costituzionale, legata alla memoria storica, antidoto indispensabile per contrastare il virus del razzismo, della xenofobia, dell'antisemitismo che sta investendo l'Europa e il nostro Paese. Oggi, più che mai, bussola e  faro della nostra democrazia è la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, la quale non si propose soltanto di abbattere un regime, ma ebbe di mira un nuovo Stato, una nuova società, una Repubblica dal volto umano, come ha sottolineato recentemente il Presidente Sergio Mattarella. 


 Roberto Cenati 
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano