Anna Maria Guarnieri

Per dare vita a un testo teatrale servono la voce e la presenza scenica degli attori, che soltanto se all'altezza riescono appieno nell'intento. Una fra le più brave attrici teatrali è stata, ed è, Anna Maria Guarnieri, nata a Milano il 20 agosto 1934, figlia di Antonio Guarnieri, di professione direttore d'orchestra. E forse, chissà: il maestro avrà comandato a bacchetta anche la figlia, ricavandone da essa la musicalità più adatta per rappresentare al meglio la composizione. Anna Maria studia per due anni all'Accademia dei filodrammatici di Milano, e per altri due alla scuola del Piccolo Teatro, dalla quale verrà espulsa per indisciplina. Sembra quasi incredibile, per chi ha visto i lavori televisivi di Anna Maria, poter credere che la ragazza: quella ragazza, fosse indisciplinata, perché in video è sempre apparsa: non troppe volte, purtroppo, mite e come sottomessa, ma tant'è: bisogna conoscerle di persona, le persone. Comunque sia, nel 1953 (anno di uscita in Gran Bretagna de "Il lungo addio", di Raymond Chandler), quando ancora è una fresca diciannovenne, eccola esordire nella commedia "Quando la luna è blu", al fianco di Enrico Maria Salerno. Solo che la luna è un pianeta morto, mentre la giovanissima Anna Maria era un astro nascente e in futuro rinascente - vista la vicinanza con gli omonimi grandi magazzini milanesi - che da subito conquista il pubblico teatrale. Quello televisivo sarà invece a partire dall'anno successivo, con la commedia "Schiccheri è grande". Sempre nel 1953 la Guarnieri entra a far parte della compagnia dei Giovani, composta da attori del calibro di Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Elsa Albani e vi rimane fino al 1962 interpretando fra i vari ruoli anche quello di Anna Frank e di Gigi, cavallo di battaglia di una giovane puledra ancora sconosciuta: Audrey Hepburn, nonché suo trampolino di lancio per il cinema con il film "Vacanze romane". Anna Maria invece di cinema ne farà pochissimo: tre film soltanto - "Giovani mariti", "Una vergine per il principe", "Come l'amore", - più il doppiaggio di due ruoli in film importanti: "Romeo e Giulietta", e "Fratello sole sorella luna", entrambi diretti da Franco Zeffirelli, suo regista anche in diversi lavori teatrali. La grande attrice milanese reciterà in teatro lavori di Goldoni, Pirandello, Shakespeare, Cechov, Strindberg. Ma è in Tv che l'attrice riscuote il maggior successo di pubblico perché è lì che il pubblico è maggiore in quanto a platea, un pubblico che si appassiona ai grandi sceneggiati dell'epoca, per metà teatro e per metà telefilm. Nel 1964 ci sarà "La cittadella", dal romanzo di Cronin; e nel '65 "David Copperfield", dal romanzo di Dickens. Prima c'erano state le trasposizioni di due grandi romanzi di Dostoevskij: "L'idiota", e "Umiliati e offesi", e poi ci saranno "Zoo di vetro", "L'agente segreto", "E le stelle stanno a guardare", un episodio della serie "Il commissario De Vincenzi", ma nessuno di questi eguaglierà il successo dei lavori tratti dai testi di Cronin e di Dickens. Questo perché in quei teleromanzi entrambi diretti da Anton Giulio Majano, ben sceneggiati e magnificamente interpretati (fra gli altri, da Alberto Lupo e Giancarlo Giannini) la presenza di Anna Maria Guarnieri risalta per la sua freschezza, per quel misto di pudore che ne trattiene i sentimenti più profondi, per una timidezza che le impedisce di buttarsi a capofitto nell'amore. C'è sempre, in questo suo viso dai bei lineamenti e dagli occhi profondi un che di disperato, una tristezza che dal profondo dell'anima risale in superficie dopo esserne discesa carica di amarezza per quel che ha visto e vissuto. In lei la purezza dei lineamenti sembra garantire anche per la purezza dei sentimenti, cosa quest'ultima che molte donne non posseggono per niente. Anna Maria Guarnieri è stata ed è una meravigliosa interprete che sembra avere conservato, e preservato, una parte dei sentimenti provati nell'infanzia. E poco importa se questa impressione corrisponda alla verità o meno. Ciò che conta è il risultato. Nel suo caso, più che soddisfacente dal punto di vista - un punto fermo nella sua carriera -  recitativo.         

Antonio Mecca