ERNESTO TEODORO MONETA – UNICO ITALIANO PREMIO NOBEL PER LA PACE

Fino al 5 marzo la mostra all’Archivio di Stato di un grande giornalista, patriota e pacifista

Una mostra su un personaggio poliedrico, avventuroso, di forte attualità: è quella allestita all'Archivio di Stato, a Milano, e che racconta la vita di "Ernesto Teodoro Moneta milanese illustre". Teodoro Moneta nacque da un'antica e aristocratica famiglia milanese i Moneta, già Capitanei di Porta Romana e titolari della Zecca di Milano, documentata, nel ramo di Gorla Maggiore da cui deriva Teodoro Moneta. Moneta passò la sua fanciullezza nel Comune di Missaglia in due ville di campagna, ed ebbe un'educazione consona alla tradizione dei suoi antenati (notai, giuristi, ecclesiastici, studiosi), ma non cedette alle seduzioni di una tranquilla vita aristocratica. Fin dall'adolescenza fu influenzato dall'esperienza della lotta per l'indipendenza contro l'Austria: lo troviamo, infatti, appena quindicenne, a combattere sulle barricate, durante le Cinque Giornate di Milano, insieme con il padre e i fratelli, per difendere la casa di famiglia; in quell'occasione vide morirgli accanto tre soldati austriaci. Moneta, fervente patriota, respira a pieni polmoni l'aria del suo tempo e ne condivide le tensioni spinto dal suo temperamento fortemente generoso, partecipa agli eventi bellici del Risorgimento; dal 1848 al 1866 si impegnò nella realizzazione dell'indipendenza e unificazione dell'Italia.

Dopo gli studi alla Scuola Militare di Ivrea, si unì a Garibaldi nell'impresa de I Mille (1860), per partecipare qualche anno dopo alla sfortunata battaglia di Custoza (1866) come Capo di stato maggiore del generale Giuseppe Sirtori di cui divenne aiutante di campo. Disilluso e amareggiato dalla campagna del 1866, interruppe la promettente carriera militare per ritornare alla vita civile e dedicarsi alla politica e al giornalismo. Nel 1867 due suoi amici rilevarono il giornale Il Secolo, fondato nel 1866 da Edoardo Sonzogno, ed egli accettò la carica di direttore, che ricoprì fino al 1895. Moneta trasformò Il Secolo in un potente strumento di formazione dell'opinione pubblica, senza compromettere il suo bilancio editoriale. Benché fosse rispettoso della religione e cattolico praticante, il suo giornale assunse spesso posizioni politiche anticlericali: convinzione di Moneta era che il potere del Vaticano costituisse un impedimento all'unificazione italiana e al progresso sociale.Poi divenne un pacifista internazionale, per la cui instancabile opera ricevette il Nobel per la Pace nel 1907. Moneta morì di polmonite nel 1918, all'età di 84 anni, 4 mesi e 3 settimane. È sepolto a Missaglia (Lecco), nella tomba di famiglia. La mostra, curata dalla Fondazione Anna Kuliscioff, è stata inaugurata il 14 febbraio alla presenza di studiosi e del direttore dell'Archivio di Stato, Benedetto Luigi Compagnoni, e sarà aperta al pubblico fino al 5 marzo. Sono presenti svariati scritti inediti di Moneta, nonché pregevoli vignette satiriche sulla guerra e sulla politica.

Tina Nava