IL SANTO DEL GIORNO 12 marzo

San Luigi Orione, Sacerdote e fondatore

“Che cosa può venire di buono da Pontecurone ?”
Sembra la frase detta da un capo di 1 classe alle nuove reclute, che vogliono arruolarsi in Marina. Ed invece è il benvenuto del frate francescano che accoglieva il piccolo Luigi nel convento di Voghera. Orione aveva espresso il desiderio di diventare frate. Nacque a Pontecurone, in provincia di Alessandria, il 23 giugno 1872, un paese di poveri contadini. Il padre faceva lo stradino, e politicamente voleva che le ingiuste situazioni cambiassero, anche con la violenza. La mamma era invece casa e chiesa. Si usava allora, ai tempi della mietitura, ad andare a spigolare nei campi. La mamma portava con sé il piccolo Luigi. “Il pane dei poveri è sacro e neppure una briciola deve andare perduta!” gli diceva, mentre si chinava a raccoglierlo. Luigi acquisì l’abitudine a raccogliere i pezzi di pane e portarli alla bocca.’ In collegio i compagni si divertivano con lui, calpestando i pezzi di pane ed osservando Luigi che si chinava a raccoglierli. Non sapevano che più tardi Luigi farà del raccogliere i derelitti ed emarginati da una società crudele, lo scopo della sua vita.  Allora la vita in convento era molto dura e Luigi si ammalò di broncopolmonite. Dovette lasciare il convento ed andò a lavorare col padre. Conobbe così il mondo operaio fatto di gente sfruttata ed arrabbiata. Luigi conobbe Don Bosco, che lo portò con sé a Torino per iniziare il noviziato in seminario. Ma Orione, senza ragione, volle entrare nel seminario diocesano di Tortona. Già da chierico, accoglieva nella sua stanzetta nella soffitta del Duomo, quei ragazzi che per un motivo o l’altro vivevano ai margini della società. Non ben visto dai “colleghi”, dovette lasciare quel bugigattolo. Solo il vescovo apprezzò la sua opera e cercò di aiutarlo, per quanto poteva, senza destare le critiche del clero. “aiutati che il ciel t’aiuta” era il motto a lui caro. Trovò quindi i mezzi per il suo oratorio e per un collegio per seminaristi poveri.  Nasce così “la piccola opera della divina provvidenza”. Due anni dopo, nel 1895, divenne sacerdote. La sua opera divenne sempre più vasta, affiancata da scuole professionali, asili, ospedali, non solo in Italia, anche in Brasile ed Argentina. Dei tanti episodi della sua intensa vita, ricordiamo quando sequestrò la macchina del re, durante il terremoto della Marsica nel 1915, per portare in salvo i “suoi” ragazzi in una delle sue case in Liguria. Tra questi c’era un ragazzino di nome Ignazio Silone, che più tardi alla domanda quali personaggi l’avessero più colpito nella vita, rispose “Don Orione e Trotskij. Il primo non era il cristiano della domenica mattina, il secondo non era il rivoluzionario del sabato sera.”
Ai primi di marzo del 1940 si ammalò gravemente e prima di morire disse al suo amico frate “ci sarà ballo in Paradiso?”  per sottolineare che la chiesa non è solo luogo di funerali.
Papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Santo il 16 maggio 2004.