"Mi è accaduto di essere un cantautore"

Così si definì Fabrizio De André

A chi lo definiva poeta, De Andrè rispondeva citando Benedetto Croce: “Fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo possono continuare a farlo solo due categorie di persone: i poeti e i cretini” concludendo: “Precauzionalmente mi definisco un cantautore”.
Nanda Pivano lo definì il più grande poeta degli ultimi 50 anni. Lei, che con la sua traduzione di Spoon River gli ispirò il suo quinto album, “Non al denaro non all’amore né al cielo”, affermò, consegnandogli il riconoscimento durante il Premio Tenco del 1997, che se fino ad allora Fabrizio era stato definito il Bob Dylan italiano, da allora in avanti sarebbe stato necessario definire Dylan il Fabrizio americano.
Il suo grande amico Don Gallo amava dire che il quinto Vangelo, quello dal quale traeva ispirazione, era quello secondo De André: perché secondo lui, la musica quando è buona entra nel profondo e apre le ali, e la voce di Fabrizio cantando degli ultimi, degli emarginati, degli abbandonati, degli esclusi, riusciva a “parlare dell’uomo parlando all’uomo”.
Chi ha avuto la fortuna di poter assistere ai suoi concerti, ha sentito la voce di un uomo che con la sua arte trasmetteva, in un modo forte ma allo stesso tempo delicato, pacifismo, non violenza, anticonformismo, senso di responsabilità davanti a ogni sopruso, un qualcosa che va oltre l’indignazione e spinge necessariamente verso nuovi modelli di sviluppo, dove la diversità non fa paura ma arricchisce. Ogni canzone, cantata insieme a lui, lasciava in bocca il sapore della libertà e della voglia di rimboccarsi le maniche perché “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.
L’8 agosto 1998 Faber tenne ad Arenzano il suo ultimo concerto ligure, e, alla nostalgia per qualcosa che indubbiamente abbiamo perso, si accompagna l’orgoglio e l’onore di poterlo riascoltare attraverso la voce, la musica e le emozioni che Napo, accompagnato dalla storica Filarmonica Sestrese, ci aiuterà a riscoprire come un tesoro intatto del nostro patrimonio musicale.

Emanuela Nerboni

Corrispondente dalla Liguria