Anna Maria Ortese.

Una, se non forse la più originale figura di scrittore trapiantato a Milano per diversi anni, è stata quella di Anna Maria Ortese, nata a Roma il 13 giugno del 1914 ed emigrata già l'anno successivo con la famiglia dapprima in Puglia e quindi in Campania.

Il padre, originario di Caltanissetta, era funzionario di prefettura, e questo lo portava a spostarsi spesso su e giù per la Penisola e non solo la Penisola. La madre invece era originaria di Napoli, con ascendenze toscane. Chi lo sa se questa mescolanza di origini non abbia influito sul carattere nomade della futura scrittrice, che sarebbe andata per lavoro in varie parti del mondo e per vivere - perennemente inquieta - dal Sud al Nord dell'Italia e viceversa. Nel 1919 gli Ortese si trasferiranno a Potenza dove rimarranno fino al 1924.È nel capoluogo lucano che Anna Maria frequenterà gran parte delle scuole elementari che poi terminerà in Libia, dove risiederà dal 1925 al 1928. Il '28 è anche l'anno in cui torna in Italia e precisamente a Napoli, dove per un breve periodo frequenterà una scuola commerciale. Periodo troppo breve, che se no avrebbe magari potuto imparare a commercializzare meglio i propri libri e a ricavarne quanto bastasse per vivere decorosamente. Esordirà sulla carta stampata nel 1933 - stesso anno in cui Raymond Chandler esordisce nella letteratura poliziesca, anche lui su una rivista - pubblicando una poesia dedicata al fratello Emanuele nel frattempo morto. L'anno successivo approda alla prosa con il racconto "Pellerossa", che nel 1937 confluirà insieme con altri nella raccolta "Angelici dolori", pubblicata dall'editore Bompiani. Nel 1938 con la sua famiglia è questa volta a Firenze, Trieste, Venezia, in quest'ultima troverà impiego come correttrice di bozze al Gazzettino. Nel 1939 a Trieste parteciperà ai Littoriali Femminili e li vincerà. Questo le consentirà di inizire a collaborare con importanti giornali quali "Il Mattino", "Il Messaggero" e il "Corriere della Sera". Nel 1945 rientra a Napoli, e qui prende a collaborare  insieme ad altri giovani scrittori ansiosi di cambiare il mondo in generale e quello di Napoli in particolare alla rivista "Sud", diretta da Pasquale Prunas. Quando nel 1953 uscirà "Il mare non bagna Napoli, il libro le frutterà il premio Viareggio ma anche l'ostracismo dei suoi ex amici del "Sud", sentitisi sminuiti quando non proprio sbeffeggiati. La scrittrice preferirà allora abbandonare la sua amata città approdando a Milano, che avrebbe lasciato per poi tornarci più volte. Nel capoluogo lombardo scriverà alcuni dei suoi racconti più belli, nonché splendidi articoli riuniti poi nel libro "Silenzio a Milano. Il suo rapporto con la città sarà intriso di amore-odio, facendole desiderare di tornarci quando vi era lontana e di andarsene quando invece vi risiedeva. Ed è in uno di questi suoi ritorni, nel 1967, che vi pubblicherà "Poveri e semplici", forse il suo romanzo strutturalmente più semplice ma non per questo più povero di stile, che le procurerà il premio Strega. Ma in generale la scrittrice non vende mai molto, riducendosi gradatamente a uno stato di degrado sempre maggiore. Ciò le farà ottenere il conforto della legge Bacchelli, una sorta di pensione destinata a dare sollievo dall'indigenza illustri personalità della cultura italiana che le hanno dato lustro non ricevendone però un compenso adeguato. Nei suoi ultimi anni tornerà a Milano varie volte, ospite dell'editore Adelphi che aveva preso a stamparle i libri nuovi e quelli vecchi, alternando il suo soggiorno meneghino con quello di Rapallo, cittadina ligure in cui risiede dal 1975. Morirà il nove marzo del 1998, tre mesi prima ci compiere 84 anni e cinque anni dopo la pubblicazione de "Il cardillo addolorato", suo unico grande successo di vendita, ambientato in una Napoli lontana nel tempo e probabilmente anche dalla realtà, più sognata che vissuta. La Ortese è stata una scrittrice di non facile lettura, a parte che per gli articoli e molti racconti. Sebbene questa peculiarità che le fornì ben poco peculio è rimasta nella sfera della letteratura per la bellezza del suo stile e per la sua mente visionaria e febbricitante che le permetteva di intravedere più che di vedere realtà parallele. Ne "Il mare non bagna Napoli" c'è una frase che dice più o meno questo: a Napoli ci sono  a sovrintendere le sorti della città gli Dei i quali non vogliono che essa cambi perché ciò rappresenterebbe la loro fine, la distruzione del potere che quella Natura detiene su quella popolazione. Forse Anna Maria Ortese visto il suo carattere schivo e solitario avrebbe dovuto trovarsi meglio proprio a Milano, città anch'essa schiva e discreta che accoglie con discrezione e dona affetto e calore senza molto pretendere. Ma quella che veniva anche definita la zingara della letteratura meglio doveva ritrovarsi in una città altrettanto zingaresca, la cui scarmigliata vitalità più si confaceva al suo carattere tormentato e visionario.

Antonio Mecca