DE TOULOUSE-LAUTREC

Ricco, deforme, infelice, dannato ma un vero genio della pittura

A Palazzo Reale, dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018, la mostra del pittore francese Henri De Toulouse-Lautrec. Di origini nobili, i Lautrec appartenevano all’aristocrazia sin dai tempi di Carlo Magno, il conte Henri Lautrec nacque ad Albi, piccolo sobborgo del sud della Francia, nel 1864 e morì nel castello di Malrome nel 1901.

Le sue sfortune cominciarono con il matrimonio dei genitori. I due erano cugini di I grado; per mantenere il “sangue blu” i nobili si sposavano tra parenti. Peccato, però, che il matrimonio tra consanguinei determinò in Henri un indebolimento genetico, causa di una salute cagionevole che si manifestò con una deformazione ossea, la quale gli procurava atroci dolori e gli impediva di camminare correttamente. E fu così che tra il 1878 e il 1879 accadde il fattaccio: cadde due volte e si fratturò prima una gamba e poi l’altra, che, nonostante le cure dell’epoca, non guarirono mai e  subirono un indebolimento scheletrico. Il risultato fu devastante: a un busto normale si contrapponevano le gambe di un bambino.   La deformazione fisica, l’altezza superava di poco il metro e mezzo, fu per lui fonte di desolazione e sofferenza psicologica per tutta la vita.

Nel 1882 si recò a Parigi, per studiare l’arte pittorica sviluppata dai maestri Bonnat e Cormont. Nonostante l’intenzione iniziale ebbe una crisi di rigetto nei confronti del ruolo accademico svolto dai due Maestri. Irrequieto e insoddisfatto più che mai cominciò a frequentare i locali notturni, i teatri dove si svolgevano spettacoli di varietà e canti popolari, le case di piacere e i circhi dove si esibivano fachiri, mangiatori di fuoco, nani, lanciatori di coltelli e donne cannone. Da questi ambienti trasse lo spunto per i suoi dipinti e le sue litografie con una spiccata sensibilità all’aspetto umano e alla differenze presenti nella società. Con litografie, disegni, manifesti e quadri divise la Francia tra i cosiddetti benpensanti che scandalizzati dalle raffigurazioni dei suoi quadri lo osteggiavano e criticavano aspramente e coloro che, invece, ne esaltavano il realismo e apprezzavano l’aspetto umano e il risvolto psicologico dei soggetti raffigurati.

Nella mostra sarà possibile ammirare oltre 250 opere che comprendono le litografie, i quadri, le acqueforti e tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista. Una mostra da non perdere.

Flavio Fera