È arrivato l'arrotino

Di Anna Marchesini

È uscito il libro "È arrivato l'arrotino", di Anna Marchesini, ultimo suo romanzo purtroppo incompleto, ma non per questo meno godibile - e imperdibile non solo per i suoi fan - rimpolpato da 19 belle poesie e da una commossa prefazione della figlia Virginia. Anna Marchesini è stata uno di quei talenti poliedrici che nella propria vita artistica ha attraversato le varie galassie dello spettacolo: attrice teatrale, radiofonica, televisiva con qualche suo affacciarsi nel firmamento cinematografico, doppiatrice e da ultimo, ma sempre prima in quanto a talento, scrittrice di romanzi - tre per la precisione - più questo di recente uscita. Anna approda a Milano nel 1979, poco dopo il conseguimento del diploma all'Accademia nazionale di Arte drammatica Silvio D'Amico di Roma, dove da ragazza si era trasferita dalla nativa Orvieto, recitando nella compagnia teatrale del Piccolo il dramma di Cechov, "Platonov". Inizialmente la Marchesini recitava in stile classico i classici della drammaturgia, ruoli seri e anche seriosi aiutata dalla sua bella e calda voce in grado di farle affrontare vari personaggi sempre inseriti nell'arco drammatico di quel genere, arco al quale Anna forniva le numerose frecce del suo notevole talento. Frecce che ben presto si tramutarono in frecciate e frecciatine coadiuvate dagli altri membri del Trio, costituitosi ne 1982, Lopez e Solenghi. Anna Marchesini era persona complessa e dalla personalità sfaccettata, comica e malinconica o malincomica al tempo stesso. Basta leggere qualcuna delle sue opere per intuirlo e soprattutto le sue poesie contenute in questo suo ultimo libro.
"Sono: l'addio di un giorno di festa cui lo sposo ha tradito la parola. Il porto inutile delle barche salpate-ormai tutte" A noi piace ricordarla bella come appariva nel ruolo di Lucia Mondella nella parodia televisiva de "I promessi sposi" dal trio ideata, scritta e diretta. Ogni tanto, così come dal dramma erano approdati alla parodia, dalla parodia tornavano al dramma, le due facce della stessa medaglia chiamata vita. Una medaglia talvolta leggera, e leggiadra; talaltra pesante e cupa  al punto tale da farci piegare il collo in avanti, come don Abbondio mentre cammina leggendo il breviario. 
In quel ruolo Anna appariva di una bellezza sublime, messa in risalto dall'incarnato della pelle olivastra e dal nero intenso dei suoi occhi di brace, nonché dalla nera capigliatura corvina in stile dell'epoca. Così è stata lei: una stella che ha brillato con stile nell'epoca che l'ha vista rifulgere.
Antonio Mecca