Il giallo italiano

Giorgio Scerbanenco

Fra gli scrittori italiani di polizieschi il primo posto spetta - non solo per via anagrafica bensì per via del suo grande valore - a Volodymyr Scerbanenko, italianizzato in seguito in Giorgio Scerbanenco. Lo scrittore,figlio di padre ucraino e madre romana, era nato a Kiev il 28 luglio del 1911 e lì vi rimase fino a quando il padre venne ucciso dai rivoluzionari comunisti e la madre fece quindi ritorno in Italia portando con sé il bambino. A 16 anni i due si trasferiscono a Milano, dove c'è la speranza fondata - allora più di oggi - di trovare un lavoro. Il giovane qui svolge numerosi mestieri, tra i quali il tornitore e l'autista di ambulanze. Milano è però anche la capitale dell'editoria, e Giorgio: amante della lettura e della scrittura, riesce a farsi assumere alla Rizzoli come redattore e lì vi rimane dal 1934 al 1937, per poi passare ai periodici Mondadori con la qualifica di caporedattore fino al 1939. In questo periodo collabora a vari giornali, tra i quali la Gazzetta del Popolo e il Corriere della Sera, scrivendo molti racconti e numerosi romanzi i quali ultimi vi apparvero a puntate prima di essere editi in volume. Spesso si trattava di romanzi rosa, qualche volta con venature di intrighi spionistici o polizieschi. La realtà di allora non era per niente rosa, semmai erosa dal nero plumbeo di una dittatura fascista che si differenziava da quella rossa sotto il cui tallone Scerbanenco era nato quanto un arancio da un mandarino, entrambi tarocchi come governo per il popolo che magari inizialmente li aveva anche approvati. Si cercava un po' di respiro tramite il cinema e la letteratura d'evasione, soprattutto se americana, e in questa il giovane scrittore finì per rivelarsi un vero e proprio asso. Nel 1940 uscì il primo di sei romanzi polizieschi con protagonista Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston. Dopo una fuga dall'Italia per approdare in Svizzera da dove lo scrittore continuò anche da lì la sua attività letteraria, tornato nel Paese liberato dai nazifascisti riprese la sua attività di giornalista-scrittore e direttore per svariati periodici. Piano piano la realtà italiana andava cambiando, soprattutto nelle grandi città, il Belpaese era sempre meno sole mandolino e pizza e sempre più e solo pizza. Connection. Così a partire dagli anni Sessanta Scerbanenco scandagliò il fondale della città in cui abitava portando a galla più che tesori sommersi cadaveri di uomini e donne uccisi nella maniera più diversa, e riportati in decine di racconti e in numerosi romanzi, dei quali ultimi i più noti e notevoli furono e sono i quattro del ciclo di Duca Lamberti, ex medico radiato dall'albo per aver praticato l'eutanasia su una anziana paziente e divenuto in seguito una specie di investigatore privato che talvolta collabora anche con la polizia. Il primo romanzo della serie fu "Venere privata", del 1966. L'ultimo "I milanesi ammazzano il sabato", uscito nel 1969, anno della morte: il 27 ottobre, dello scrittore, fulminato da attacco cardiaco a 58 anni. Forse la sua mescolanza di sangue russo e sangue italiano aveva portato a una giusta mistura in grado di meglio comprendere e descrivere l'animo umano, quella psicologia per la quale sono famosi i grandi autori russi dell'Ottocento con il loro nichilismo sposata con la vitalità italiana dal sangue caldo che spesso e volentieri produce omicidi che vanno dal singolo alla strage. 
Antonio Mecca