I NAVIGLI L'ANIMA DELLA NOSTRA CITTA'

La loro copertura è stata forse la scelta urbanistica più scellerata

Le motivazioni d’allora furono dettate da ragioni di viabilità e salute pubblica: il crescente numero di automobili doveva trovare uno spazio adeguato per circolare e l’acqua stagnante dei canali diffondeva miasmi insopportabili. Mettere un tappo risolse due problemi in una volta; una soluzione assai pratica e estremamente irresponsabile che privò Milano di una parte della sua anima. Un po’ più di lungimiranza ci avrebbe consentito di trovare un assetto urbano più consono alla nostra storia senza rinunciare alla modernità o alla salute: meno male che Amsterdam non prese la nostra stessa decisione.

Quella scelta ci ha condotto a un paradossale presente dove un mostruoso traffico privato, oltre ad essere insostenibile per le nostre piccole strade, genera una quantità tale di inquinamento da porre in pericolo la salute di ognuno di noi. Che ironia.

Vien quasi da sorridere se si pensa che una periodica bonifica dei Navigli e un diverso approccio alla viabilità ci avrebbero garantito una qualità dell’aria più decente, una città più a misura d’uomo e fatto risparmiare milioni di euro per l’eventuale riapertura dei nostri canali artificiali. Col senno di poi, è noto, ne son piene le fosse (nel nostro caso asfaltate), tuttavia ora si tenta di correre ai ripari proponendo di disseppellire il passato per garantirci un futuro.

La Darsena è stata solo l’inizio. Una Darsena minimalista che ricorda troppo lo stile posticcio di Milano due ma comunque restituita ai milanesi e apprezzata dai turisti. Il prossimo passo, a quanto si legge, sarà la Martesana, proprio dove mio nonno ne costeggiava la proda a cavallo per venire in città. Parliamo degli anni ’40 del Novecento, non di secoli.

Via Melchiorre Gioia ricopre senz'altro un ruolo saliente per tutto il traffico in entrata e in uscita del Nord Est cittadino. Nonostante disponga di due, e in alcuni tratti tre, corsie per senso di marcia è perennemente congestionata dal traffico. I progetti e i rendering mostrano che sarà possibile mantenere due carreggiate in entrambe le direzioni anche con la riapertura della Martesana ma non viene fatta menzione su che fine faranno i numerosi parcheggi laterali. Una soluzione dunque che potrebbe causare notevoli disagi a tutti coloro che percorrono questa strada per lavoro ogni giorno ma anche per i numerosissimi residenti che non saprebbero più dove posteggiare l’automobile.

Successivamente, sempre stando ai progetti, la riapertura riguarderà il Naviglio di San Marco ed infine la Fossa Interna.

Non posso farne un segreto; da anni studio l’idrografia della vecchia Milano e rivedere i Navigli riaperti mi riempirebbe di emozione. Ma sono d’accordo con coloro che asseriscono che questa città ha questioni ben più urgenti da risolvere come il caso dei vecchi barconi smantellati sul Naviglio Pavese che, per quanto fuori legge, rappresentavano gli unici baluardi di luce nelle nere notti di spaccio e furti che da anni affliggono Via Gola e tutta l’area circostante.

Qualsiasi decisione venga presa riguardo il futuro assetto cittadino, auspichiamo tutti che sia dettata dal buon senso e che possa guardare ben più lontano dell’immediato futuro. E forse chissà, un giorno anche noi percorreremo a cavallo le sponde dei nostri Navigli, in una città sempre industriosa ma immersa nel verde e percorsa dalle “limpide acque” decantate da Bonvesin de la Riva. Una città da favola con i piedi ben piantati a terra.

Riccardo Rossetti